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10 ottobre 2009
Il sarto di Ulm



permalink | inviato da maribarb il 10/10/2009 alle 21:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

7 marzo 2009
Errori e disagi
 

interessante articolo di Nadia Urbinati su Repubblica

LE COLPE DELL' OPPOSIZIONE

Repubblica — 06 marzo 2009   pagina 35   sezione: COMMENTI

 

 

La lunga marcia della sinistra italiana verso il nichilismo è cominciata alla Bolognina, poche settimane dopo la caduta del Muro di Berlino - è utile rammentarla per capire in quale grave situazione ci si trova ora. Non ho consultato gli archivi del Pci-Pds per verificare se la decisione di abolire un partito (allora si disse "cambiare nome") fosse stata presa collegialmente dalla Segreteria o dal Comitato Centrale. Ma per noi spettatori lontani, quella fu la decisione di un capo. Il quale dall' alto della sua personale opinione decretò che era tempo di cambiare: era la storia a chiederlo, disse. Molto probabilmente il mutamento era indispensabile; anzi lo era certamente. Ma venne effettuato nel peggiore dei modi possibili. Con un atto discrezionale, senza una deliberazione collettiva e ponderata; senza andare all' origine ideologica e ideale di quel cambiamento, che restò di facciata e vuoto di contenuti. Come un cambiar d' abito si passò dal comunismo di facciata al liberalismo di facciata (spesso al liberismo, naturale vicino di casa dell' economicismo marxista). E da allora questo fu il metodo accreditato presso i dirigenti del maggiore partito della sinistra. Un metodo decisionista e personalista, che anticipava quello che ora tanto deprechiamo del Presidente del Consiglio. Un metodo anti-deliberativo, tipico di monarchie assoluteo reggenti dispotici; un metodo che consiste nel decide d' arbitrio prima, per poi convocare organismi collettivi o congressi straordinari per legittimare post-factum quella decisione e soprattutto farla digerire al popolo subalterno

Il paese stava assistendo attonito e impotente alla formazione veloce e pericolosa di un potere assoluto - quello mediatico-patrimoniale - e i leader dell' opposizione hanno con grande intelligenza pensato bene di giustificarlo e legittimarlo, invece di imbrigliarlo e contenerlo. Hanno pensato di farvici accordi e usare l' arma del compromesso senza far troppo caso al fatto che solo tra eguali ci si può accordare; perché chi ha un potere sovrastante fa quello che vuole, e non onora gli accordi. Per fare accordi occorreva prima limitarne il potere. Il contrario sarebbe stato, come fu, un assurdo. .. Come in una giostra medievale, a forza di fendenti e picconate, la sinistra é stata ridotta a un' ombra di se stessa.

 dacollegare all'art. di Ilvo Diamanti su Repuublica del 1 marzo 
MAPPE

Gli ex voto del PD esuli in Italia

.....elettori consapevoli, istruiti, politicamente coinvolti. Rispetto agli elettori fedeli del PD, si collocano più a sinistra. Si riconoscono nei valori della Costituzione. Sono laici e tolleranti. Ça va sans dire. Oggi nutrono una sfiducia totale nei confronti della politica e dei partiti. Anzitutto verso il Pd, per cui hanno votato. Per questo, non si sentono traditori, ma semmai traditi. Perché hanno creduto molto in questo soggetto politico. Per cui hanno votato: alle elezioni e alle primarie. E oggi non riescono a guardare altrove, a cercare alternative.

La loro sfiducia, d'altronde, si rivolge oltre il partito di riferimento. Anzi: oltre i partiti. Oltre la politica. Si allarga al resto della società. Agli altri cittadini. Con-cittadini. Rispetto ai quali, più che delusi, si sentono estranei. Gli ex-democratici. Guardano insofferenti gli italiani che votano per Berlusconi e per Bossi. Quelli che approvano le ronde e vorrebbero che gli immigrati se ne tornassero tutti a casa loro. La sera. Dopo aver lavorato il resto del giorno nei nostri cantieri. Gli ex-democratici. Provano fastidio - neppure indignazione - per gli italiani. Che preferiscono il maggiordomo di Berlusconi a Soru. Che guardano Amici e il Festival di Sanremo, il Grande Fratello. Che non si indignano per le interferenze della Chiesa. Né per gli interventi del governo sulla vicenda di Eluana Englaro.

Non sono semplicemente delusi e insoddisfatti, come gli azzurri che, per qualche anno, si allontanarono da Berlusconi. Ma risposero al suo richiamo nel momento della sfida finale. Questi ex-democratici. Vivono da "esuli" nel loro stesso paese. Lo guardano con distacco. Anzi, non lo guardano nemmeno. Per soffrire di meno, per sopire il disgusto: si sono creati un mondo parallelo. Non leggono quasi più i giornali. In tivù evitano i programmi di approfondimento politico, ma anche i tiggì (tutti di regime). Meglio, semmai, le inchieste di denuncia, i programmi di satira. Che ne rafforzano i sentimenti: il disprezzo e l'indignazione.

Questa raffigurazione, un po' caricata (ma non troppo), potrebbe essere estesa a molti altri elettori di sinistra (cosiddetta "radicale"). Scomparsi anch'essi nel 2008 (2 milioni e mezzo in meno del 2006: chi li ha visti?). Non sarà facile recuperarli. Per Franceschini, Bersani, D'Alema, Letta. Né per Ferrero, Vendola, lo stesso Di Pietro. Perché non si tratta di risvegliare gli indifferenti o di scuotere i delusi. Ma di restituire fiducia nella politica e negli altri. Di far tornare gli esuli. Che vivono da stranieri nella loro stessa patria.

e poi del 4 marzo 2009 Gli esuli a volte ritornano"

......... di fronte a un fenomeno diffuso, che incontro da tempo fra le persone che frequento. Una sindrome, che colpisce elettori di sinistra: radicale, riformista e moderata. Si esprime attraverso un dispiacere senza nome, un senso di spaesamento mischiato a impotenza. E alla sensazione di solitudine. Di estraneità.

Ne aveva parlato Ezio Mauro, alcune settimane fa, evocando la "secessione silenziosa di quei cittadini che si disconnettono dal discorso pubblico e attraversano una linea che li porta in qualche modo nella clandestinità politica". Sono gli "esuli in patria" che ho cercato di descrivere e misurare nella mia Mappa di domenica scorsa. I quali mi hanno scritto in molti attraverso la redazione di Repubblica ma anche direttamente, al mio indirizzo e-mail dell'Università di Urbino. Per cui ho pensato di proporre alcuni dei messaggi che mi sono giunti a una lettura più ampia. ..ecc


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permalink | inviato da maribarb il 7/3/2009 alle 20:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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