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10 marzo 2013
se...

Molti continuano a ripetere (in modo infingardo) che “se avesse vinto le primarie Renzi invece di Bersani, il risultato elettorale sarebbe stato diverso”. Si lo penso anch’io, ma diverso nel senso che in quel caso (ricordo la posizione di Renzi su pensioni, IMU, art. 18) il PD non avrebbe preso nemmeno la maggioranza alla Camera (come ha preso adesso), perché avrebbe perso anche quei voti di sinistra che ritenevano “voto utile” il voto al PD, i voti cioè di tanti che hanno ritenuto di non poter fare nulla senza il PD, mentre i voti di destra sarebbero comunque andati ai partiti di destra, nessuno si illuda.  Sia chiaro,  la sinistra in Italia è forte, e sarebbe vincente se non fosse così divisa…

 

 

 

Ascolto ieri  Renzi a “che tempo che fa” e sento tra le altre cose  che vorrebbe rottamare anche “la vecchietta che da 20 anni cucina alle feste dell’Unità”  che secondo Floris è una specie ormai scomparsa, estinta (mentre a quanto pare non è estinto l’anticomunismo di "lorsignori"-come li chiamava Fortebraccio..-  che certo non cucinerebbero mai per tutti, ci mancherebbe altro, e che si sentono ironicamente superiori all’umile e fedele  militanza di tanti ).

Ignari di quanta passione e donazione ha costruito un grande partito di massa, che più volte ha salvato il nostro paese, propongono invece un “nuovo che avanza” privo tra l'altro  di carne e sangue, come di plastica, e in definitiva terribilmente noioso. E infatti a metà intervista mi addormento di un sonno profondo, pieno di  “bei sogni” come direbbe Gramellini, pieno -di contro-della bellezza dei nostri sogni.

 

 

 

 


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permalink | inviato da maribarb il 10/3/2013 alle 16:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

26 luglio 2009
Pd, sinistra e unità di popolo (appunti per il congresso)
 


L’ipotesi su cui nasce il PD è riprendere la “sfida interrotta” di Moro e Berlinguer, unire le anime popolari, riformatrici e democratiche dell’Italia alla luce delle nuove grandi sfide che lo sviluppo mondiale del capitalismo globalizzato pone oggi. (perché appunto se il socialismo è in crisi, il capitalismo non sta certo meglio, come si vede e si vedrà ancora…)
Una sintesi nuova dunque, una cultura che veramente abbia abbattuto i muri, che consideri la diversità delle culture e posizioni una ricchezza e non una gabbia, che le rifonda insieme non in una semplice sommatoria di forze- tenute insieme solo dalla necessità di governare- ma in una visione nuova. Questa non facile elaborazione, questa cultura nuova, permetterebbe di superare anche la vecchia malattia della divisione che affligge da sempre la sinistra…(Maggio 1968: “Fate la somma dei vostri rancori e vergognatevi”)

C’è infatti una una precisa responsabilità nella situazione attuale, perchè la sinistra se non fosse frammentata avrebbe la maggioranza in questo paese …questa della divisione è una malattia micidiale della sinistra…quindi tutti quelli che hanno anteposto o antepongono all’esigenza di unità il proprio particolare e parziale punto di vista, (è parziale il tema della laicità, assunto come contenuto principale invece che come naturale e normale metodo e approccio, è parziale la questione delle appartenenze “storiche” tipo DS o Margherita, perche’ c’è anche chi non appartiene a nessuno dei due ma viene magari da più lontano, e soprattutto c’è ed è bene che ci sia chi è interessato ad andare più oltre..) tutti quelli che hanno anteposto o antepongono all’esigenza di unità le proprie ragioni, , la propria storia (fatta anche di “vocazioni” scissioniste, dalla Bolognina a quelli che hanno attaccato ed affossato l’Ulivo e i governi di centrosinistra, fino alle coalizioni male amalgamate e fino alle divisioni della sinistra cosiddetta “radicale”, e fino alle stesse difficoltà del PD) tutti quelli che hanno detto o dicono qualche volta ” chi non è d’accordo con me può andarsene” hanno parte di questa responsabilità distruttrice, sono eredi di questo spirito malato di divisione (e distruzione, stavo scrivendo per lapsus)... e quando si richiamano al passato non so se si riferiscono alle divisioni drammatiche del passato o alle unità popolari di allora..

Cos’è che d’altronde ha creato unità di popolo nei vecchi partiti di massa? Cos’è che fa rimpiangere -a tutti- uomini come Enrico Berlinguer o Aldo Moro? quel “qualcosa in più” di Enrico è, io penso, lo sguardo profetico che va al di là del tempo, che prefigura un futuro che magari sembra al momento impossibile, ma che invece è necessario e incontra il bisogno più profondo di tanta gente, ed è quello il senso più vasto della questione morale, un bisogno di civiltà e democrazia che diventa slancio collettivo, e la capacità di raccogliere e organizzare questo slancio di popolo. Questa capacità di creare unità di popolo è ciò di cui oggi abbiamo bisogno, abbiamo infatti bisogno soprattutto di unità..  (scrive a questo proposito Reichlin  sull'attualità del pensiero politico di Berlinguer e sulla "seconda rivoluzione democratica": 

." Perché allora parliamo ancora di Enrico Berlinguer? Sostanzialmente, io credo, perché nella sua opera c’è ancora qualcosa di politicamente operante.

Questo qualcosa – per dirla in breve e per usare il suo lessico - io credo sia il bisogno oggettivo di un pensiero più lungo che non si affidi a una nuova filosofia della storia ma sia però capace di leggere la nuova struttura del mondo che resta in gran parte sconosciuta alle mappe di cui disponiamo. In ciò sta il senso del mio ricordo: nel bisogno di un pensiero che produca senso e che ci dica dove andiamo.”

A. Reichlin L’Unità 10 giugno 2009 "Enrico Berlinguer, come immaginare una nuova democrazia in un'Italia diversa" http://archivio.unita.it/v2/carta/showoldpdf.asp?anno=2009&mese=06&file=10INC32a
oppure su http://blog.libero.it/querciarossa/7212044.html)



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permalink | inviato da maribarb il 26/7/2009 alle 18:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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