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20 novembre 2014
Cosa ne è oggi in Italia del femminismo
Cosa ne è oggi in Italia del femminismo, dei valori di rispetto per la donna come persona, della sorellanza e della liberazione dai modelli maschilisti dopo vent'anni di berlusconismo? Se queste donne renziane si fanno scudo della "bellezza dell'asino" per nascondere la loro incompetenza e attaccare donne più competenti e coraggiose di loro...in particolare Rosy Bindi è un esempio, appartiene a una generazione di donne che hanno combattuto e conquistato i nostri diritti, per questo viene attaccata sia da Berlusconi che da Renzi..la storia della bellezza è una copertura, non sanno cosa sia la bellezza che è un valore umano ed anche etico, la realtà è che vogliono anche qui"spianare" il dissenso...le prime ad essere attaccate in caso di dittatura sono le donne, sono le prime a perdere il lavoro, a perdere diritti e libertà. Il primo emendamento bocciato nel jobs act è quello contro le dimidssioni in bianco, se resti incinta perdi il lavoro (che perderesti cmq col licenziamento senza giusta causa..), e tutto questo passa mentre le renziane sollevano polveroni fasulli sulle ladylike e la loro bellezza (presunta). Penso che l’atteggiamento delle donne “renziste”, ministre e no, di farsi forti e competitive per quella che lenostre nonne chiamavano “la bellezza dell’asino” ossia la gioventù, sia uno specifico aspetto del giovanilismo rottamatore renziano che va visto. Premesso che si è già parlato del giovanilismo in genere, della volontà di liquidare come vecchiume superato ogni esperienza, ogni memoria e cultura, e in particolare la storia nobile e tragica del secolo scorso che ci ha consegnato una eredità di diritti sociali e di libertà democratiche, oltre che valori etici e solidali che si vorrebbero far dimenticare...se n’è già parlato, ci siamo ricordati dei primi segnali di dittatura del secolo scorso, dalle prime manifestazioni di arroganza agli assalti alle sedi sindacali, ai canti di “Giovinezza”,fino i forni crematori dei malati e degli anziani,...premesso questo, pensavo anche allo specifico atteggiamento verso le donne,(che i nazisti volevano “serve e schiave”). Perchè è chiaro che le nostre “ renziste” nella loro presuntuosa furia rottamatrice verso donne più libere e in gamba di loro, vorrebbero “rottamare” anche tutto il femminismo, (assieme certo con la Costituzione nata dalla Resistenza, i diritti del lavoro, la libertà di voto-cos’altro è l’Italicum?- la scuola e la sanità pubblica, la difesa del territorio, il diritto al dissenso-che vorrebbero “spianare”- e la democrazia stessa), vorrebbero “rottamare” nello specifico anche ogni storia relativa alla questione femminile, che finora era ritenuta questione nazionale, questione rilevante per la trasformazione democratica del nostro paese . Ma non si possono sottovalutare i segnali di regresso che in Italia si vedono (in vari modi) perchè questo è un paese che ha già avuto la vergogna del fascismo (e del ventennio berlusconiano poi). Qual’è la differenza tra l’atteggiamento del ventennio berlusconiano verso le donne -che tanto ha scandalizzato tutto il mondo- e questo atteggiamento renziano, la differenza tra il “lei è più bella che intelligente” e “noi simo le ladylike, le altre mortificano la bellezza” oppure addirittura “sei brutta dentro”ecc.. Non si devono sottovalutare i segnali di regresso di tutta la società ma bisogna darsi una possibilità di contrastarli, ed abbiamo bisogno di tutti gli strumenti che la storia e il passato ci hanno consegnato, altro che rottamazione . Non diceva Marx che la misura del livello di una società è data dall’atteggiamento verso la donna, misura del rapporto dell’uomo all’uomo? Mentre votavo si nel sondaggio per Rosy Bindi alla presidenza, mi veniva in mente- tra le tante altre ragioni - una frase di una grande del 900, Simone de Beauvoir (a fronte del miserabile sessismo maschilista e berlusconiano delle donne renziste) "Donne non si nasce, si diventa".

4 luglio 2011
vento di libertà..torna a fischiare il vento

 

Torno da una breve vacanza e trovo nelle mail una discussione  lunghissima  nel mio circolo sul manifesto della festa dell'Unità (quello del  vento che cambia e scompiglia la gonna di una ragazza) Io però stavolta penso, è questa lunga discussione che più del manifesto mi sembra inutile e  inopportuna (e .lo dico essendo anch’io e non da oggi femminista, p. es. adesso penso che se il “vento cambia” lo dobbiamo  solo ai  movimenti di massa, di base, e in primo luogo al movimento delle donne che appunto ha avviato il cambiamento con la mobilitazione del 13 febbraio) ..tuttavia  trovo inutile ed inconcludente tutta questa polemica sul manifesto, che in sé mi sembra “neutrale” , ossia non particolarmente colpevole di complicità con gli attacchi alla dignità della donna,e  nemmeno  particolarmente innovativo o intelligente, insomma né contro né in difesa delle donne, non dice nulla e pertanto  non mi dà alcun fastidio né suscita alcun interesse!
Ben altra cosa  è stato il dibattito delle donne a fronte del “velinismo” e della mercificazione del corpo femminile contrabbandata come libertà sessuale dai moderni paladini del libero mercato, ben altro è stato il ribadire che la libertà rivendicata dal femminismo non è appunto libertà di far mercato del suo corpo  ma è libertà della  donna come persona, nella sua identità completezza autonomia  e dignità non riducibili ad oggetto  sessuale in mano altrui, ben altro è stata la reazione di massa delle donne (e degli uomini) di fronte allo spettacolo penoso di corruzione e prostituzione che l’Italia appunto grazie al governo della destra neoliberista  stava dando al mondo. E le  donne PD invece di portare avanti questa elaborazione (su come il moderno liberismo aliena e mercifica la donna e l'uomo, oltre che la terra e l'ambiente, altro che libertà) devono perder tempo invece a polemizzare su uno stupido manifesto? Se è vero come penso ( e si è visto e si vedrà ancora, non solo il 13 febbraio) che le donne  (come sempre gli oppressi) riscattando sé stesse riscattano tutti, non è certo su piccole questioni come questa che ci dovremmo concentrare! ed anch'io poi come qualcuno  preferirei per la festa -visto che non sono più possibili i simboli che hanno accompagnato la nostra vita e tuttora la definiscono- comunque vorrei qualcosa che ci caratterizzi di più , che sia più impegnativo di un generico spot pubblicitario che utilizza una immgine femminile  sia pure "neutra".. 
p. es. il vento che volta e cambia le pagine della nostra Storia..ed è libertà di cui nessuno si può impadronire


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permalink | inviato da maribarb il 4/7/2011 alle 0:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

17 novembre 2009
libertà e liberazione
 

Interessante intervista sul libro di Chiara Ingrao, sulle lavoratrici degli anni 70, (gli anni del femminismo), e sulla differenza con l’immagine avvilente che oggi viene data dai media delle donne. In particolare mi ha colpito una osservazione di Chiara “Ho lavorato nella Fiom: donna e giovane, il ruolo che mi venne assegnato non poteva essere di primo piano. Ma questo mi permetteva più libertà. Quella “esclusione” è stata per me una fortuna, mi ha permesso di conoscere assai più da vicino le compagne, le lavoratrici che incontravo.”

Ecco questo “vantaggio secondario” dell’esclusione, della sudditanza, è stato importante per le donne per avere uno sguardo più attento ed alternativo ed una capacità di elaborazione e trasformazione ..chiunque ha sperimentato infatti che il commento o l’osservazione a margine, l’intuizione nel “ritaglio di tempo” o di spazio, fuori cioè dagli schemi e dalle organizzazioni efficienti e strutturate, sono le più feconde. La vitalità, la fecondità, la specificità e forza femminile infatti sfuggono al possesso e al potere che si preoccupa invece di escluderle ...

http://www.rassegna.it/articoli/2009/11/16/54826/le-operaie-di-chiara-ingrao


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permalink | inviato da maribarb il 17/11/2009 alle 22:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

28 ottobre 2009
Viola di mare
 

Visto “Viola di mare”. Un film di denuncia forte, e insieme a tratti con espressioni e immagini di poesia e disperata bellezza, contro potere e violenza maschilista e omofoba, contro una società totalitaria ipocrita e conformista che attacca e uccide ogni diversità, le donne come gli omosessuali come ogni altra, che soffoca ogni bellezza nel tentativo di impadronirsene e controllarla. (e a proposito, aspetto ancora che qualcuno mi spieghi quale coscienza, non dico cristiana ma anche solo umana, impedisce di votare l’aggravante di omofobia per i casi di aggressioni squadriste che infestano la nostra “modernità”e la pretesa “sicurezza” delle nostre città? Come a dire-assieme con questa destra- che va bene aggredire gli omosessuali ( e le donne, ecc.) ? Che esiste qualcuno che in tema di diritti umani e morali è meno uguale degli altri? Davvero in questo paese non c’è più a nessun livello la vergogna delle proprie azioni!)

Il film colpisce duro nello svelare i meccanismi all pervading del controllo sociale, della subordinazione rassegnata della maggioranza, della doppia morale maschile, dell’ipocrisia e doppiezza del moralismo, della violenza ottusa e vendicativa, della paura della libertà femminile…mi venivano in mente per associazione di idee le prima femministe di altri tempi, la loro solitudine contro tutti, mi tornava alla memoria ciò che scriveva Virginia Woolf per la quale occorreva “povertà, castità e libertà da fittizi legami di fedeltà”

E insieme, è un film pieno a tratti di grazia e sorridente bellezza fiera e coraggiosa, come se emergesse a tratti la nostalgia per una possibilità di mondo diverso, un’altra vita…


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