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7 dicembre 2014
Segnali di fine della democrazia
Segnali di involuzione autoritaria, di fine della democrazia.... Inorridita, ascoltando Salvini dalla Annunziata, mi accorgo di essere d’accordo con alcune cose che dice, p. es. sulla Russia di Putin, oppure sulla Boschi che lo accusa di fascismo e di pericolo mentre è lei stessa che fa” riforme”che più fasciste non si puo’ ... ma allora mi chiedo: se questo parlare di Salvini- che pure è strumentalmente demagogico e alla fine per me si smaschera anche da solo- se però fa questo strano effetto a me che forse sono abbastanza attenta, figuriamoci quanto fa presa sulla maggioranza della persone.. E d’altronde adesso tutti si scandalizzano per la gestione di Alemanno a Roma, per la collusione con la mafia il crimine e il terrorismo nero, ma non era la maggioranza della gente a Roma che aveva votato per Alemanno o sbaglio? E Roma non è diversa dal resto d’Italia, e come si sono espressi in più occasioni gli italiani?? Come hanno votato??? E ugualmente: tutti ora si scandalizzano per le collusioni mafiose col PD romano, ma chiunque abbia avuto a che fare (e a scontrarsi) col PD romano aveva ben visto che gente c’era (pur senza arrivare a immaginare addirittura tanto sfascio), come mai allora la maggioranza degli iscritti non si è ribellata (anzi sono tutti saliti precipitosamente sul carro del cosiddetto vincitore e sparano a vista su chiunque si permetta di avanzare critiche...) ma invece si sono ribellati solo in pochi? perchè resto dell’idea che il PD-e non solo romano- non va non perchè c’è Renzi, anzi che renzi (e soprattutto il renzismo e i renziani) è solo il prodotto più evidente di un PD che non va... E la riflessione allora si aggancia a quella sul fascismo come autobiografia della nazione italiana cui accennavo giorni fa..è chiaro che se la sinistra lascia vuoti degli spazi, smette di fare alcuni discorsi, (come la difesa del lavoro, il diritto alla casa, la scuola pubblica, la difesa del suolo e dell’ambiente), quello spazio vuoto viene subito riempito, e in modo non sincero ma strumentale, mascherato, demagogico, viene riempito dalla destra- che ha sempre saputo travestirsi emascherarsi e infiltrarsi, che è sempre stata maestra nel copiare slogan e simboli-, ed è questo il pericolo (altro che le chiacchere della Boschi che si dovrà piuttosto assumere un giorno le sue responsabilità in questa storia)..non è la prima volta nella storia che questo avviene, ad es.Mussolini veniva dal partito socialista, Hitler aveva vinto le elezioni in Germania,e insomma il populismo seduce le masse e si maschera di volta in volta secondo i loro bisogni,( per poi ucciderli alla fine, certo, ma questo da subito non glie lo dice...) E mi torna in mente quello che ci hanno insegnato coloro che hanno fatto la Resistenza, i padri e le madri che appartenevano alla generazione nobile e tragica che ci ha preceduto, e cioè di prestare attenzione e non sottovalutare i più piccoli segnali (come sono oggi il razzismo, l’individualismo, le ronde, la disgregazione sociale, l’indifferenza e il qualunquismo, e adesso già più spudoratamente gli attacchi al sindacato e alla rappresentanza del lavoro, le aggressioni, le cariche della polizia, la criminalità) di fare attenzione ai più o meno piccoli segnali che possono portare, com’è già accaduto in passato, agli orrori del fascismo (e conseguentemente della guerra) che nessuno avrebbe neanche allora potuto prevedere... E mi torna in mente questo avvertimento nel nostro tempo disattento e senza memoria, nel nostro paese in crisi e pieno di problemi e di stanchezza, il cui governo vota insieme con l’Europa bloccando una risoluzione di condanna del nazismo, per seguire l’ indicazione di USA e Ucraina (e il diplomatico russo nel commentare il voto sfavorevole alla condanna del nazismo oggi in Europa fa giustamente notare che questo è contrario alle decisioni di Norimberga e non rispecchia la volontà dei popoli europei)....un fatto simbolicamente significativo che pero’ cade nell’indifferenza generale...nel nostro paese che si muove come se non avesse fatto i conti col suo passato fascista, nè con le sue responsabilità...nel nostro paese in cui infatti non si tiene in alcun conto la volontà popolare e si fanno scelte autoritarie-come p. es. il jobs act- grazie alla mancanza di una opposizione decisa e organizzata...proprio come allora... Del resto è chiaro che l’esperimento autoritario- che passa prima attraverso la strangolatura economica -viene effettuato nei paesi come Italia Grecia Spagna Portogallo, che chiamano PIGS, tutti paesi dal passato fascista, in cui quindi si puo’ contare su un residuo humus culturale, e di costume, e pratico, e non solo, di destra. Tutti paesi che affacciandosi sul Mediterraneo avrebbero potuto essere un ponte tra Oriente e Occidente, centri di scambi e crocevia di culture, laddove invece si vogliono innalzare muri come in Palestina, tutti paesi costretti quindi a fornire basi per i missili e le guerre dell’unico impero (altro che muro di Berlino, altro che fine delle ideologie, questa è la dittatura di una ideologia unica) E insieme con questo segnale simbolicamente evidente (dell’apertura al nazismo in Europa!) me ne vengono in mente tanti altri... Uno è l’involuzione delle coscienze per cui si rinuncia senza far resistenza a diritti che fino a qualche decennio fa erano costati lotte e fatica, passione e sacrificio di tanti, e che avremmo difeso ad ogni costo..come intanto il diritto al voto, ricordo che la prima cosa che facevamo era andare a votare, ogni sforzo era teso a non disperdere i voti, ogni voto contava, perchè ogni persona contava, era quella una conquista della nostra neonata democrazia da difendere ad ogni costo, così come la nostra Carta Costituzionale, era quello il più semplice e il minimo, il primo segno della nostra partecipazione politica, della nostra libertà di decisione, del controllo e della volontà popolare. Se ci avessero invitato all’astensionismo ci saremmo indignati perchè il voto era sacro, era la minima garanzia della tenuta democratica di un paese...oggi invece si preferisce esprimere la protesta in negativo, con l’astensione dal voto (è accaduto alle amministrative in Emilia e in Calabria) come dire ci siamo offesi e arrabbiati, gettiamo la spugna,non crediamo in una alternativa,un’opposizione non c’è e se c’è non ci convince, quindi vada pur tutto in malora e fate quello che vi pare ma not in my name,...(e possiamo star certi che lo faranno, eccome se lo faranno, quello che a loro pare)....chi si ricorda più dell’Aventino o dei tentennamenti dei paesi che si sarebbero dovuti opporre a Hitler? E chi si ricorda più, chi si vuole ricordare di quanto è costato poter liberamente votare in un paese come l’Italia? Un altro è il concetto di delega delle proprie decisioni,il populismo (grillo, renzi ma non solo) i personalismi, mentre invece ognuno dovrebbe essere responsabile della difesa dei diritti e della democrazia, non c'è nessuna delega a nessun uomo forte..sono le idee e i fatti che contano, sono i diritti che sono attaccati e vanno difesi, non le persone siano pure le migliori del mondo. E invece il leaderismo, la mania di etichettare ogni ragionamento (con etichette di grillini, renziani, berlusconiani, civatiani,bersaniani, marziani, venusiani ecc.) è ormai così diffuso da imbrigliare ogni valutazione politica, da impedire ogni libera discussione. Un altro è il concetto di fedeltà a un gruppo, di disciplina, di obbedienza quindi a un capo, che al limite si ricollega in qualche modo a quello di obbedienza cieca al capo carismatico, di delega, di rinuncia alla propria reponsabilità e a quella libertà che solo la partecipazione puo’ difendere. E si ricollega anche a quello del valore del voto, del diritto e dovere di votare, in coscienza e non per obbedienza, (come è avvenuto nel caso del jobs act alla Camera, passato proprio per un soffio grazie alla “fedeltà alla ditta” all’obbedienza di coloro che pure giustamente dissentivano da una legge che affama tante famiglie e mette sul lastrico tanta gente). Ma-come faceva notare qualcuno- la storia del 900 ci ha insegnato che non è giustificato compiere azioni disumane per obbedire agli ordini, che c’è una responsabilità personale, come ha sentenziato appunto tra l’altro il tribunale di Norimberga. Se la sinistra non si scuote e ricompatta, vedo davvero segnali di involuzione autoritaria....

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permalink | inviato da maribarb il 7/12/2014 alle 16:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

1 marzo 2012
Giovanilismo e femminismo nel PD

 

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Si dice spesso che bisogna dar spazio ai giovani, un po’ come alle donne, che per dare cioè un segno di rinnovamento bisogna dare posti di responsabilità a giovani e donne.
 
Mi sembra questo un inganno codino in entrambi i casi. Esistono anche donne più maschiliste dei maschi, più aggressive verso le altre donne, meno capaci di alcuni uomini di spirito collettivo e di solidarietà (tanto meno di sorellanza), più individualiste e competitive degli uomini, più dure e dunque meno “alternative” alla dominante cultura neoliberista del “mostro mite”, meno capaci di portare nel “pubblico” le caratteristiche e il valore della differenza del loro genere. Il fatto di essere donne non è dunque da solo un certificato di qualità! E tantomeno di qualità “femminista”, di adesione cioè alla elaborazione della “questione femminile” come questione nazionale dello sviluppo della democrazia in Italia. Per questo mi sfastidio quando mi dicono p. es. di votare una candidata perché donna, o quando si parla di numeri e percentuali e quote rosa, con uno sconcertante semplicismo che smaschera la logica personalista, nominalista, di potere e non di contenuto della proposta. Contano solo le cose che concretamente la donna in questione porta avanti,  di quelle però non si parla, come se anche noi fossimo affetti dal leaderismo, invece di essere alternativi a quella  cultura. Eppure siamo in mezzo ad una crisi che colpisce duramente le donne e se non ci occupiamo di questa ricaduta-e lasciamo l’incombenza al sindacato- le donne ci volteranno giustamente le spalle.
 
Nel caso poi dei giovani, mi sembra che oggi molti di loro (penso ad alcuni interventi che ho sentito ieri nella mia sezione, p. es.) siano pervasi spesso da una concezione “cinica” della politica come arte del compromesso e dai giochi di corridoio. Mancando di una formazione quale quella che  partiti un tempo legati alle masse popolari, calati nella concreta realtà dei problemi degli altri, poteva dare, (e la dava solo nel lavoro e nella lotta quotidiana per la gente e con la gente, non tanto  nei loft e nei convegni)  e inseriti invece in una realtà in tuttora difficile costruzione come quella del PD, hanno creduto di dover fare da soli, e hanno creduto spesso di capire che la politica non è ideali e donazione e spirito collettivo e  sacrificio, ma appunto compromesso a livello basso, vuoto di contenuto, attenzione al contingente e non ai tempi lunghi,  nonchè personalismo di potere.  Hanno creduto di capire che  la “questione morale” appartiene ad un passato perdente, e non è la questione della questioni nella politica in Italia. E sarebbe questo il rinnovamento? Soprattutto nel mezzo di una crisi drammatica che pone il problema (anch'esso non di competenza del solo sindacato) della precarietà del lavoro-e di conseguenza della cultura, della morale, della psicologia e di tutta la vita- al centro dei problemi e colpisce soprattutto i giovani e il loro senso del futuro, una crisi che rende necessario e urgente proporre a loro una speranza di cambiament o. Il rinnovamento passa solo per contenuti nuovi, a partire dalla sintesi di culture politiche già consolidate e proponendo  nuove alternative alla attuale realtà molto critica, passa per proposte di programma per il domani e non solo per la sopravvivenza dell’oggi,  il rinnovamento è difficile e concreto  e non si attua con un cambio generazionale, né nominale, ma solo con un cambio di teoria politica, e di azione conseguente e collettiva. I personalismi e i tatticismi ne sono dunque  la negazione, non l’input. Mi sembra questo il significato della espressione che i giovani non devono “scalciare”. Non devono scalciare, infatti, ma invece interrogarsi e contribuire  sulle modalità concrete del  rinnovamento. Altrimenti si ricade nella logica di quelli che Gramsci chiamava i “costruttori di soffitte”.
 
 
Sembra che la logica del “tirare a campare” e del “io speriamo che me la cavo” ci abbia infettato e reso difficile scorgere i segnali di una moderna barbarie, di un moderno totalitarismo che sta strisciando…
 

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permalink | inviato da maribarb il 1/3/2012 alle 17:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

24 agosto 2009
Il Mediterraneo e l’Europa: culla della (in)civiltà
 

Quei “morti che gridano dal fondo del nostro mare” come oggi scrive Scalfari non si possono non ascoltare e fanno pensare... così come fanno pensare i risultati recenti e l'avanzare della destra- in tutti i paesi dell’Unione- nelle elezioni europee, …tutto fa pensare a una drammatica regressione dell'Europa..ed ha ragione la Chiesa che accusa l'Occidente di tenere gli occhi chiusi come di fronte al nazismo (il gioco terribile di "rimbalza il clandestino" mi ha ricordato infatti quanto mi era stato raccontato  sui ragazzini tedeschi che si divertivano a rubare o infangare un po' di cibo dei prigionieri dei lager) ....e la striscia rossa dell'Unità cita , a conferma del declino e dell'invecchiamento di un continente della  cui storia  sembra sopravvissuto solo il colonialismo e il razzismo, lo sfruttamento e la vigliaccheria

Venite, venite giovani dalle Radici del Mondo / I vostri coetanei europei hanno lasciato / per voi / stupefacenti lavori, anche se umili e pesanti / irrinunciabili cottimi / seppure pericolosi e malsani. Venite a riempire i casolari abbandonati”. Hamid Barole Abdu, poeta eritreo

Ho sempre pensato invece che l’Europa poteva resistere alla crisi, innovando, trasformando, investendo sulla conoscenza per creare risorse, e che per poterlo fare occorreva soprattutto, sul piano comunitario e collettivo, il rispetto della propria storia, allo stesso modo in cui a ciascuno sul piano personale occorre il rispetto di sé. .. chi non rispetta la propria storia non ha futuro, è destinato a sparire.

E invece proprio in Europa –e in Italia, cuore del Mediterraneo- viviamo una nuova epoca di oscurantismo… sembra questa la "moderna barbarie" preconizzata da Enrico Berlinguer se fosse fallita la "seconda rivoluzione democratica"...e sembra, l'Europa, l’avanguardia dello stato di avanzamento di quella malattia mentale “postmoderna” iniziata anni fa, e denominata "follia etica"¬ in parole povere mancanza di ideali, di valori, di un sistema di riferimento morale…non è un caso che da noi venga attaccata la Costituzione e l’unità d’Italia, mentre la mafia controlla tutto e dappertutto, tra gli echi degli scandali degli uomini di governo, le notizie delle ville del premier adornate da simboli esoterici e costruite sulla geometria delle loggie massoniche, tra le notizie degli omicidi di africani, delle aggressioni a extracomunitari, a omosessuali, a donne, tra disastri ambientali e traffico di esseri umani, annientamento dei servizi sociali e della cultura e dell’arte della scuola e della ricerca scientifica, disoccupazione e povertà crescente.

Sembra proprio che la barbarie sia l’approdo delle antiche civiltà come le nostre, come le  europee- se restano ferme ( il che significa se regrediscono e si involvono)- allo stesso modo come “non c’è reazionario peggiore dell’innovatore fallito” (lo diceva Brecht, e ne abbiamo tanti, noi, di esempi, …)

Sento al TG che Atene è assediata dalle fiamme, che arrivano a 20 km dalla città.. e l’immagine mi sembra simbolicamente una sintesi della nostra situazione. Qualche anno fa ad Atene avevo già notato che il Partenone stava isolato in mezzo a un mare di cemento¬ lattine di Coca Cola e inquinamento¬ e mi ricordava le Cronache marziane di Bradbury, la terra dopo il passaggio distruttivo dell’uomo…allora pensavo che l’Europa, la sua cultura e storia avrebbero retto al crollo inevitabile dell’economia occidentale con la sua ideologia consumistica, credevo-e lo spero ancora- che avrebbe avuto gli strumenti-le idee, la conoscenza, i valori- per far fronte alla crisi, al crollo della arroganza della supremazia economica del neocapitalismo. La guardavo resistere, la rocca del Partenone, isolata laggiu’ in mezzo al caos post-moderno- silenzioso antichissimo tempio ad Atena Parthenos, alla intelligenza che vince le battaglie, alla conoscenza , alla eleftheria, all'uomo che è misura di tutte le cose, alla costruzione umana e all'armonia. Ed ora, è addirittura minacciata da assurde fiamme e fuoco….


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permalink | inviato da maribarb il 24/8/2009 alle 1:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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