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7 dicembre 2014
Segnali di fine della democrazia
Segnali di involuzione autoritaria, di fine della democrazia.... Inorridita, ascoltando Salvini dalla Annunziata, mi accorgo di essere d’accordo con alcune cose che dice, p. es. sulla Russia di Putin, oppure sulla Boschi che lo accusa di fascismo e di pericolo mentre è lei stessa che fa” riforme”che più fasciste non si puo’ ... ma allora mi chiedo: se questo parlare di Salvini- che pure è strumentalmente demagogico e alla fine per me si smaschera anche da solo- se però fa questo strano effetto a me che forse sono abbastanza attenta, figuriamoci quanto fa presa sulla maggioranza della persone.. E d’altronde adesso tutti si scandalizzano per la gestione di Alemanno a Roma, per la collusione con la mafia il crimine e il terrorismo nero, ma non era la maggioranza della gente a Roma che aveva votato per Alemanno o sbaglio? E Roma non è diversa dal resto d’Italia, e come si sono espressi in più occasioni gli italiani?? Come hanno votato??? E ugualmente: tutti ora si scandalizzano per le collusioni mafiose col PD romano, ma chiunque abbia avuto a che fare (e a scontrarsi) col PD romano aveva ben visto che gente c’era (pur senza arrivare a immaginare addirittura tanto sfascio), come mai allora la maggioranza degli iscritti non si è ribellata (anzi sono tutti saliti precipitosamente sul carro del cosiddetto vincitore e sparano a vista su chiunque si permetta di avanzare critiche...) ma invece si sono ribellati solo in pochi? perchè resto dell’idea che il PD-e non solo romano- non va non perchè c’è Renzi, anzi che renzi (e soprattutto il renzismo e i renziani) è solo il prodotto più evidente di un PD che non va... E la riflessione allora si aggancia a quella sul fascismo come autobiografia della nazione italiana cui accennavo giorni fa..è chiaro che se la sinistra lascia vuoti degli spazi, smette di fare alcuni discorsi, (come la difesa del lavoro, il diritto alla casa, la scuola pubblica, la difesa del suolo e dell’ambiente), quello spazio vuoto viene subito riempito, e in modo non sincero ma strumentale, mascherato, demagogico, viene riempito dalla destra- che ha sempre saputo travestirsi emascherarsi e infiltrarsi, che è sempre stata maestra nel copiare slogan e simboli-, ed è questo il pericolo (altro che le chiacchere della Boschi che si dovrà piuttosto assumere un giorno le sue responsabilità in questa storia)..non è la prima volta nella storia che questo avviene, ad es.Mussolini veniva dal partito socialista, Hitler aveva vinto le elezioni in Germania,e insomma il populismo seduce le masse e si maschera di volta in volta secondo i loro bisogni,( per poi ucciderli alla fine, certo, ma questo da subito non glie lo dice...) E mi torna in mente quello che ci hanno insegnato coloro che hanno fatto la Resistenza, i padri e le madri che appartenevano alla generazione nobile e tragica che ci ha preceduto, e cioè di prestare attenzione e non sottovalutare i più piccoli segnali (come sono oggi il razzismo, l’individualismo, le ronde, la disgregazione sociale, l’indifferenza e il qualunquismo, e adesso già più spudoratamente gli attacchi al sindacato e alla rappresentanza del lavoro, le aggressioni, le cariche della polizia, la criminalità) di fare attenzione ai più o meno piccoli segnali che possono portare, com’è già accaduto in passato, agli orrori del fascismo (e conseguentemente della guerra) che nessuno avrebbe neanche allora potuto prevedere... E mi torna in mente questo avvertimento nel nostro tempo disattento e senza memoria, nel nostro paese in crisi e pieno di problemi e di stanchezza, il cui governo vota insieme con l’Europa bloccando una risoluzione di condanna del nazismo, per seguire l’ indicazione di USA e Ucraina (e il diplomatico russo nel commentare il voto sfavorevole alla condanna del nazismo oggi in Europa fa giustamente notare che questo è contrario alle decisioni di Norimberga e non rispecchia la volontà dei popoli europei)....un fatto simbolicamente significativo che pero’ cade nell’indifferenza generale...nel nostro paese che si muove come se non avesse fatto i conti col suo passato fascista, nè con le sue responsabilità...nel nostro paese in cui infatti non si tiene in alcun conto la volontà popolare e si fanno scelte autoritarie-come p. es. il jobs act- grazie alla mancanza di una opposizione decisa e organizzata...proprio come allora... Del resto è chiaro che l’esperimento autoritario- che passa prima attraverso la strangolatura economica -viene effettuato nei paesi come Italia Grecia Spagna Portogallo, che chiamano PIGS, tutti paesi dal passato fascista, in cui quindi si puo’ contare su un residuo humus culturale, e di costume, e pratico, e non solo, di destra. Tutti paesi che affacciandosi sul Mediterraneo avrebbero potuto essere un ponte tra Oriente e Occidente, centri di scambi e crocevia di culture, laddove invece si vogliono innalzare muri come in Palestina, tutti paesi costretti quindi a fornire basi per i missili e le guerre dell’unico impero (altro che muro di Berlino, altro che fine delle ideologie, questa è la dittatura di una ideologia unica) E insieme con questo segnale simbolicamente evidente (dell’apertura al nazismo in Europa!) me ne vengono in mente tanti altri... Uno è l’involuzione delle coscienze per cui si rinuncia senza far resistenza a diritti che fino a qualche decennio fa erano costati lotte e fatica, passione e sacrificio di tanti, e che avremmo difeso ad ogni costo..come intanto il diritto al voto, ricordo che la prima cosa che facevamo era andare a votare, ogni sforzo era teso a non disperdere i voti, ogni voto contava, perchè ogni persona contava, era quella una conquista della nostra neonata democrazia da difendere ad ogni costo, così come la nostra Carta Costituzionale, era quello il più semplice e il minimo, il primo segno della nostra partecipazione politica, della nostra libertà di decisione, del controllo e della volontà popolare. Se ci avessero invitato all’astensionismo ci saremmo indignati perchè il voto era sacro, era la minima garanzia della tenuta democratica di un paese...oggi invece si preferisce esprimere la protesta in negativo, con l’astensione dal voto (è accaduto alle amministrative in Emilia e in Calabria) come dire ci siamo offesi e arrabbiati, gettiamo la spugna,non crediamo in una alternativa,un’opposizione non c’è e se c’è non ci convince, quindi vada pur tutto in malora e fate quello che vi pare ma not in my name,...(e possiamo star certi che lo faranno, eccome se lo faranno, quello che a loro pare)....chi si ricorda più dell’Aventino o dei tentennamenti dei paesi che si sarebbero dovuti opporre a Hitler? E chi si ricorda più, chi si vuole ricordare di quanto è costato poter liberamente votare in un paese come l’Italia? Un altro è il concetto di delega delle proprie decisioni,il populismo (grillo, renzi ma non solo) i personalismi, mentre invece ognuno dovrebbe essere responsabile della difesa dei diritti e della democrazia, non c'è nessuna delega a nessun uomo forte..sono le idee e i fatti che contano, sono i diritti che sono attaccati e vanno difesi, non le persone siano pure le migliori del mondo. E invece il leaderismo, la mania di etichettare ogni ragionamento (con etichette di grillini, renziani, berlusconiani, civatiani,bersaniani, marziani, venusiani ecc.) è ormai così diffuso da imbrigliare ogni valutazione politica, da impedire ogni libera discussione. Un altro è il concetto di fedeltà a un gruppo, di disciplina, di obbedienza quindi a un capo, che al limite si ricollega in qualche modo a quello di obbedienza cieca al capo carismatico, di delega, di rinuncia alla propria reponsabilità e a quella libertà che solo la partecipazione puo’ difendere. E si ricollega anche a quello del valore del voto, del diritto e dovere di votare, in coscienza e non per obbedienza, (come è avvenuto nel caso del jobs act alla Camera, passato proprio per un soffio grazie alla “fedeltà alla ditta” all’obbedienza di coloro che pure giustamente dissentivano da una legge che affama tante famiglie e mette sul lastrico tanta gente). Ma-come faceva notare qualcuno- la storia del 900 ci ha insegnato che non è giustificato compiere azioni disumane per obbedire agli ordini, che c’è una responsabilità personale, come ha sentenziato appunto tra l’altro il tribunale di Norimberga. Se la sinistra non si scuote e ricompatta, vedo davvero segnali di involuzione autoritaria....

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10 marzo 2013
scherzare col fuoco

Il rogo della città della scienza sembra tragico simbolo e non solo dell’atteggiamento nel nostro paese verso la ricerca, e la cultura, atteggiamento che da tempo in tanti abbiamo denunciato.  “Dovunque si bruciano i libri, si finisce per  bruciare anche gli uomini” scriveva Heine, e non sottovaluterei i segnali che precedono l'avvento di una dittatura. Non a caso alcuni grillini parlano di "fascismo buono" e dicono che non ci sono differenze tra destra e sinistra.


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16 ottobre 2011
terraferma

 

Visto Terraferma di Crialese. Un bellissimo film, ricco e insieme semplice, vitale e insieme molto  duro.
 
 Se si candida all’Oscar porterà nel mondo- che già ci guarda esterrefatto- un’immagine dell’Italia  molto realista e veritiera, che spazza via da noi tutte le residue illusioni che possiamo ancora farci sul nostro paese.
 
E’ un film sull’immigrazione clandestina, sulla legge e sulla sua ingiustizia, e sulla naturale tensione umana alla giustizia e alla solidarietà.
 
E’ un film che mostra molto bene il grado di disumanità e razzismo che ci governa, la crudeltà a cui siamo ridotti - degna di un passato antisemita e folle che qui da noi non sembra per niente passato-,  la complicità e indifferenza e stupidità generale che ha preso piede nel costume e nella “cultura”, le contraddizioni tra diverse mentalità e valori (anche di generazione, anche tra Nord e Sud, d’Italia e anche del mondo, ma soprattutto tra modelli di vita) …e insieme e in contrasto mostra la bellezza del nostro Sud, la umanità dei pescatori siciliani che –come in Verga- si trovano di fronte a una miseria ancora maggiore della loro, che non si sentono parte della “terra ferma”, e  la solidarietà e la paura, e  il valore della vita, e  la paura e il coraggio, e le donne e la loro sorellanza, e la vitalità e infine la forza di coloro che obbediscono alla legge dell’uomo e della sua coscienza anche quando questa  legge è diversa da quella imposta dal potere. Davvero un bel film, che è cosa rara.

27 marzo 2011
Miseria degli integralismi

 

 
Il declino del CNR, che è tristissimamente noto a chi ci lavora o ci ha lavorato, a tutti quelli che se ne sono andati (anche da questo paese) per disperazione, è segno del declino della ricerca e della cultura di questo paese ormai in mano a nuovi barbari, a nuovi falò di libri, a nuovi oscurantismi, che come in un tragico ripetersi della storia finiscono per trascinarci ancora nella rovina e nella guerra (come una drammatica ripetizione della storia, adesso la Libia...)
Questo declino è ora solo reso evidente a tutti dalle dichiarazioni (a Radio Maria sul terremoto come castigo di Dio) del vicepresidente CNR De Mattei, nominato lì con la consueta trasparenza dalla famigerata Gelmini, una delle giovani donne- ministro di questo governo (....), ministra della” pubblica distruzione”, le cui “riforme”o tagli vengono approvate a forza tra i  manganelli della polizia e le maggioranze comprate in Parlamento. Eppure il problema non è davvero solo quello delle dichiarazioni certo impressionanti del vicepresidente,  questo è solo un episodio  nel procedere alla faccia della democrazia in questo paese, e un segno del degrado a cui sono stati condannati gli enti di ricerca pubblica. Le dichiarazioni di De Mattei fanno  più scalpore (in un mondo in cui la realtà è ridotta a spettacolo, il che rende incerta ai più  la possibilità di un cambiamento reale) di quanto abbiano fatto i ricercatori sui tetti degli istituti e delle facoltà e le manifestazioni degli studenti nonchè le proteste per la mancanza di fondi alla ricerca, in un paese che non è capace di smaltire l’amianto e il mercurio, il piombo e lo zinco e i metalli pesanti, che non ha sfruttato oculatamente   il sottosuolo e non ha un’autonomia energetica, che non ha incentivato le fonti rinnovabili di energia e lo smaltimento dei rifiuti (per non parlare di eventuali scorie nucleari), dove i laboratori non hanno nemmeno più i soldi per comprare vetrerie e reagenti per non parlare delle apparecchiature scientifiche, dove le industrie (come la Fiat) invece di investire in innovazione tecnologica pensano solo a come ridurre i diritti di chi lavora e a sfruttare altrove manodopera a basso costo, dove cioè si punta al risparmio e non agli investimenti, alla conservazione più che al rinnovamento… e possiamo continuare ... gli insulti di Brunetta, i tagli alla cultura, le uscite del governo sulla cultura che non si mangia et al…
Insomma con questa armata Brancaleone all’ arrembaggio del potere invece di conservare la memoria delle conoscenze del passato e utilizzarla per innovare e tracciare il futuro, si fa il deserto su entrambi. E la esternazione del vicepresidente del CNR  è solo una espressione folcloristica di questa pessima qualità. Certo, in un mondo sempre più confuso come quello in cui viviamo, si smarrisce anche il senso dei limiti tra le diverse competenze del sapere, dei confini che segnano la differenza tra scienza e religione. E appunto  l’audio  della dichiarazione di De Mattei che gira sul web fa impressione come un horror di cattiva qualità. Per chi ha perduto quasi tutta una parte della antica famiglia nello tsunami di Messina, così come  per chi è colpito oggi dalla tragedia del Giappone o da altre catastrofi naturali  fa veramente uno strano (e molto brutto) effetto sentire queste dichiarazioni di De Mattei che oltre a non avere nulla in comune con la scienza, nemmeno hanno qualcosa a vedere con la fede cristiana, a mio avviso, con quella cioè  di chi crede in un Dio vicino all’uomo e al suo “povero, terribile amore” per dirla con Camus (se ricordo bene, in “la peste”, appunto). Vengono in mente le parole della Bibbia
 
1Re 19:11 …E il Signore passò. Un vento forte, impetuoso, schiantava i monti e spezzava le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. E, dopo il vento, un terremoto; ma il Signore non era nel terremoto. 12 E, dopo il terremoto, un fuoco; ma il Signore non era nel fuoco. E, dopo il fuoco, un mormorio di vento leggero. 13 Quando Elia lo udì, si coprì la faccia con il mantello,….
 
Voglio dire, il Dio cristiano non è quello, non provoca i mali, non fa queste cose, non si vendica certo dell’uomo! Piuttosto, rispetta la libertà dell’uomo (libertà, un concetto ostico per qualcuno…e soprattutto per molti uomini dell’attuale potere ai quali  evidentemente De Mattei si ispira e si conforma..), e la rispetta anche quando questa libera volontà umana porta a conseguenze  autodistruttive, appunto..Non dimentichiamo che la libertà è anche responsabilità, è dunque vano delegare a Dio le proprie umane responsabilità, vano per chiunque e tanto più poi per un dirigente scientifico!
Questo rendere colpevole Dio delle proprie incapacità o inadempienze, questo smidollato fatalismo un po’ superstizioso e un po’ magico mi dà veramente fastidio, vorrei chiedere, la irresponsabilità sul nucleare sarebbe un castigo divino o una umana incoscienza? Se la scienza studia il possibile, se si misura continuamente con la possibilità, se affrontare un problema –da Galileo in poi- è in primo luogo semplificarlo, delinearne i limiti, allora come mai poi  si presume per interesse di rischiare l’impossibile, stravolgendo il clima e la Terra, come se fossimo onnipotenti  e immortali? E poi diamo la colpa a Dio se la natura si ribella? Come si può pensare poi in un paese come il nostro, dove non riusciamo a controllare nemmeno i rifiuti nelle città, dove non sappiamo  ricostruire senza intrallazzi dopo una scossa di terremoto come quella dell’Abruzzo, scossa che in Giappone peraltro accade ogni due mesi senza provocare alcun danno, come si può pensare di costruire qui centrali nucleari (o ponti sullo stretto..)? Pensiamo prima e piuttosto a trasformare questo stato, a renderlo efficiente, a riprendere una politica di sviluppo, a ricominciare a crescere, a studiare, a riaprire i cinema ed i teatri,a riaprire e far funzionare le università e le scuole e gli enti di ricerca pubblici, a ripristinare i luoghi della cultura distrutti, pensiamo a rimetterci al passo con gli altri paesi europei, a ritrovare il nostro ruolo nel Mediterraneo (invece che prestarci ancora una volta ad avventure di guerra, poco chiare, codine e strumentali); insomma  pensiamo a ritrovare veramente il senso della nostra unità e identità e cultura  nazionale, invece di incolpare dei nostri limiti un Dio di cui trasmettiamo oltretutto una immagine falsa- perché se lo pensiamo così crudele e assurdamente vendicativo evidentemente proprio non lo conosciamo ed è meglio che non ne parliamo per niente e   tantomeno pubblicamente-
Pensiamo cioè a ritrovare piuttosto quella che qualcuno ha chiamato “la religione del sistema paese”, ossia a riscattare questo nostro paese, di cui nel secolo scorso  Gramsci disse: “voi lo porterete alla rovina e poi toccherà  a noi ricostruirlo”. Quante volte la storia deve ripetersi con le sue tragedie (Scriveva Brecht “Pace e guerra…non sono di essenza diversa…La guerra cresce dalla loro pace/come il figlio dalla madre/ Ha in faccia / i suoi lineamenti orridi/La loro guerra uccide/ quel che alla loro pace /è sopravvissuto”) quante volte  perché finalmente la finiamo con le complicità e veramente diamo luogo tutti insieme ad un cambiamento?

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permalink | inviato da maribarb il 27/3/2011 alle 16:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

20 febbraio 2011
Le donne e la democrazia in Italia

Si vede una volta in questi giorni di più come la questione femminile si saldi con la questione nazionale, ossia la questione dell'unità nazionale, del compimento del Risorgimento, della Resistenza e della democrazia italiana. Si vede cioè che quando un paese non è libero le prime a perdere  libertà e dignità e diritti sono le donne, e spesso anche che sono le prime a reagire...

 “La speranza finisce solo quando  dite che non c’è più speranza” diceva una ragazza egiziana  per incitare alla rivolta il suo popolo, mentre i paesi arabi sono percorsi ora da un vento di rivolta e di cambiamento. Anche nel nostro paese, che avrebbe dovuto essere un “ponte lanciato sul Mediterraneo” un ponte  e un luogo di scambi tra Europa e paesi mediterranei, ed è ora invece in una crisi senza precedenti, sembra essere tornata una piccola speranza di rinnovamento con le dimostrazioni del 13 febbraio delle donne (e degli uomini) democratici. (“se non ora, quando?”)

 “Serio sereno e fecondo è stato il lavoro che ci ha condotto fin qui,” ha detto Rosy Bindi aprendo dopo pochi giorni la Conferenza nazionale delle donne democratiche, non siamo emerse dal nulla e non torneremo indietro.

 E in effetti ha ragione: il malessere delle donne cova da tempo, e molto  prima dei recenti episodi, le donne già si interrogavano su come uscire dal silenzio

 http://www.facebook.com/note.php?note_id=118306369276

 come si vede quindi le manifestazioni del 13 febbraio non sono nate all’improvviso.  

Ma nemmeno  finiscono qui, infatti  hanno segnato  un salto di qualità, uno scossone, nel grigiore monotono e mortifero e triste,  privo di speranze e di futuro e di slancio,  della politica e della realtà italiana.

 Hanno mostrato la differenza tra due mondi, due modi di vivere, e le donne possono vivere senza disagio solo in una società libera e democratica, che riconosca tutte le diversità, che non calpesti i diritti.  E per mezzo delle loro voci la  differenza tra questi due mondi continua a mostrare le sue caratteristiche.

 

Innanzitutto nelle piazze si è vista la vitalità, il rinnovamento,  a fronte della vecchiezza dello spento qualunquismo e del mortifero servilismo che di questi tempi stranamente va tanto di moda..

Di fronte alla novità, diversità, creatività, originalità e unità di popolo che  le manifestazioni del 13 hanno permesso, dal governo sono venute solo le solite vecchie, rissose e ripetitive accuse, (“contraddittorio moralismo” per non parlare del “radical-chic”) così noiosamente fuori centro e pappagallescamente ripetute, sempre testardamente uguali come un disco rotto,  da sembrare proprio  radical-sciocche.

 Sciocche in secondo luogo- perché tendono goffamente a dividere laddove le donne nelle piazze hanno mostrato- a fronte di un paese di cui  una parte rinnega  l'unità come  valore e come  conquista, e di una sinistra e una opposizione che non riesce mai ad essere unita,-hanno mostrato quanto può essere semplice l'unità di popolo, e quanto può essere  potente (proprio perchè è libera dal potere..).

La solidarietà, l’unità di intenti, che si crea attorno a una giusta causa,  è facile e spontanea perché- parafrasando  il grande Benigni (che lo dice a proposito della “felicità”) “non costa molto, mentre quando  è cara è di cattiva qualità”.

E invece di fronte  a questa potente dimostrazione di unità gli uomini e le donne del governo cosa hanno fatto?  hanno cercato miseramente e inutilmente, ancora una volta, di dividere. Lo fanno, anche contro ogni evidenza, lo continuano a fare, questo scellerato mestiere di dividere, perché sanno che solo senza unità di popolo possono sperare di vincere,  così come   noi invece  sappiamo che solo uniti possiamo resistere e rinnovare, cambiare. Lo sappiamo dalla storia, dalla memoria collettiva, da quello che ci hanno insegnato coloro che hanno fatto la Resistenza, raccomandandoci di restare uniti alle prime avvisaglie della dittatura, di non sottovalutarle, perché solo l’unità può fare muro contro l’avvento di un nuovo totalitarismo

 http://www.facebook.com/note.php?note_id=57302749276

 

E del resto l’abbiamo sperimentato, l'hanno sperimentato quelli  di noi che hanno vissuto gli anni della “strategia della tensione”, quando fu l’unità sindacale e dei partiti democratici,  l’unità di popolo, anche qui “seria e serena”, a fare barriera contro il terrorismo e le trame golpiste nel nostro paese. Non a caso adesso c’è chi tenta di dividere il popolo italiano e sta dividendo il sindacato, per cercare di ripetere l’operazione allora fallita..

 Ancora: si è tentato di dividere il movimento delle donne con accuse di non essere coerenti con  il femminismo in quanto  “moraliste” mentre   il femminismo rivendicava la libertà sessuale. Questo lo può dire solo chi non sa nulla  e non ha nulla a che vedere con il  femminismo, (ma  stranamente pretende di dar lezione alle donne..), chi non ha  certo amicizia per le donne, perché, come giustamente ha detto Rosy Bindi nella sua introduzione all’assemblea nazionale delle donne democratiche, la libertà sessuale fu una rivendicazione di autonomia della donna, non certo di subalternità e dipendenza e mercificazione del proprio corpo come nel modello “velina” che il potere  vorrebbe proporre adesso. Chiunque abbia avuto contatto con il movimento delle donne negli anni settanta ricorda la rivolta contro la donna-oggetto, ricorda che la liberazione era intesa come affermazione della identità di persona e non certo semplicemente come libertà di fare sesso!  Quindi quest’accusa è -per la terza volta-  radical-sciocca.

E infine la cosa più inattesa è che con molta semplicità le donne hanno spezzato questa sorta di cortina di ferro della torpida indifferenza, del qualunquismo e della rassegnazione che induce ognuno a pensare al proprio “privato” al proprio “particolare”, perché tanto ci saranno altri che agiranno,  che eventualmente si addosseranno pesi  per lui;  le donne invece sono abituate a non avere nessuno che fa le cose, i lavori,  per loro, sanno che se non fanno qualcosa loro non ci sarà nessuno a farlo, e perciò sanno anche che i diritti  si difendono in prima persona, che la difesa dei diritti non si delega che non si “sta alla finestra” (come l'ormai famoso testo di Gramsci dice sugli indifferenti) magari anche a giudicare, e perciò istintivamente sono scese in piazza nonostante fatica, limiti fisici e problemi di necessità, di età, di salute, di lavoro, di famiglia, di ogni tipo, perché  sono abituate al sacrificio, a difendere il bene comune, a difendere la vita degli altri, e questo atteggiamento con la sua concretezza e semplicità  ha come spezzato l’incantesimo del “mostro mite” che ci credeva ormai asserviti, ormai capaci solo di essere spettatori delle sue televisioni, spettatori di tutto, solo attori e pubblico di uno spudorato spettacolo falso.

Ma ora ..l'incantesimo è svanito!


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permalink | inviato da maribarb il 20/2/2011 alle 1:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

10 febbraio 2011
slogan per la manifestazione del 13.

Le donne hanno chiesto idee per slogan per la manifestazione del 13.

E' chiaro che i vecchi slogan del femminismo (del tipo"finalmente siamo donne, nè puttane nè madonne") sono, per quanto giusti, tuttavia  inattuali (amaramente) rispetto alla situazione che si è venuta a creare; ed è anche chiaro che gli slogan dell'antifascismo sono per quanto (amaramente anche qui) attualissimi, troppo generali rispetto alla specificità della questione femminile.

Occorrono parole nuove che tengano conto dell'esperienza del passato e che saldino la questione femminile alla questione nazionale.

E allora, riprendendo Piero Calamandrei ("Su queste strade se vorrai tornare...")

" Per dignità non per odio, come le partigiane

queste sono le donne italiane"

 

Oppure riprendendo Enrico Berlinguer

"Non è libero un paese che offende le donne"

 

e ancora

"La libertà delle donne è la libertà di tutti"

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La nostra forza stiamo liberando /si desti il paese, se non ora, quando?

Canbieremo chi deciderà /Non per odio, per dignità

 

Tolgono alle donne diritti e dignità

ma vogliono privarvi della libertà

 

Se l'obiettivo è il progresso

il momento è adesso

 

Per dignità, come le partigiane

queste sono le donne italiane

 

La dignità delle donne è la libertà di tutti

 

 

        

 


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21 giugno 2010
nè "giovani" nè "democratici"

Cari democratici....

 ( e cioè amici, fratelli, compagne e compagni, e insomma tutto ciò che richiama i valori tra noi di solidarietà e legame di lotta comune a questo “moderno” fascismo, al di là delle formule verbali…)
 
Leggo su Repubblica online della lettera di protesta dei giovani democratici a Bersani perché Fabrizio Gifuni al Palalottomatica ha usato la parola “compagni” in cui loro dicono, pur rispettandola (ma perché, era in discussione perfino il rispetto dell’altro?) , di non riconoscersi….e a questo punto mi pongo e pongo a loro delle domande…
 
Innanzitutto mi pongo la domanda di cosa mi ha portato (e immagino abbia portato  anche loro) ad aderire al PD, dopo la fine dei vecchi partiti e delle vecchie ideologie e a fronte dell’instabile precarietà distruttiva della  moderna  società.
 
A me era sembrato che accogliere la diversità dell’ altro non solo con rispetto ma considerandola un valore in se’ e una possibilità di arricchimento, fosse una  filosofia davvero alternativa al culto dell’ego e alla rapacità imperialista che caratterizza il capitalismo soprattutto nella sua versione “moderna”, che fosse un’istanza propria di questo nascente partito. E l’ho ritrovata questa istanza, nella rielaborazione che fu alla base dello spirito con cui è nato il PD, una sintesi nuova per i tempi nuovi, una sintesi che si arricchisca dell’apporto di tutte le differenti storie politiche e culturali che potevano contribuire ad essa. Questo pluralismo, questa apertura, del nuovo partito che stava nascendo, questa storia democratica nuova perche’ aveva superato le vecchie barriere e non aveva bisogno di alcun muro contro muro, mi era sembrata la naturale casa che le forze popolari, democratiche ed antifasciste, di cui mi sentivo parte, potevano trovare nel nuovo secolo.
 
In effetti questo momento che stiamo vivendo, momento di sintesi e passaggio tra il vecchio e il nuovo, momento pieno di pericoli ma anche di opportunità, avrebbe potuto trarre dall’insegnamento del nostro migliore passato la linfa vitale per costruire un futuro migliore (senza memoria non c’è futuro), migliore di quello che la crisi ormai evidente del neocapitalismo sta prospettando. Occorreva superare tutti gli schematismi, tutti i formalismi e gli attaccamenti al potere, mettere in comune il nostro patrimonio storico e unire le conoscenze senza pregiudiziali e competizioni e sopraffazioni, per costruire una sintesi nuova, per elaborare una analisi della moderna crisi e una strategia politica adeguata. Occorreva cioè uno spirito giovane, non certo in senso anagrafico, non certo in senso di personalismi,  ma nel senso di non essere legati a “nostalgie” né ad attaccamenti a ideologie né contro-ideologie (comunismo o anticomunismo, clericalismo o laicismo ecc.): occorrevano spiriti giovani nel senso di  liberi da condizionamenti.
 
Beh a leggere la lettera dei “giovani” (?) questo non mi sembra sia accaduto, soprattutto nelle nuove leve, quando vedo persone che si fanno forti della loro età anagrafica (che non significa in sé nulla, anzi il culto della giovinezza tout court, persino a volte della sua incultura e arroganza, mi ricorda pericolosamente certe canzoni o propagande del ventennio di cui a quanto pare l’Italia non si è affatto liberata..) manifestano senza pudore un anticomunismo degno del nostro premier (che accusa di comunismo ogni cosa che si muove), una pregiudiziale- persino sul vocabolario! -fuori dell’attualità e più forte della volontà di sostenere il proprio partito in un momento delicato della vita politica italiana. Questo mi pone quesiti sui limiti del “giovanilismo”, sui limiti di giovani evidentemente  incapaci di dirigere il PD, (perché per formare una classe dirigente occorre l’analisi e il rispetto della storia del proprio paese, e una analisi concreta della situazione attuale che non ammette leggerezze e irresponsabilità come questa). La parola “compagni” rimanda infatti a una lunga tradizione di solidarietà e di lavoro, di lotte popolari, e non appartiene ad alcuna ideologia ma a tutti i movimenti di massa e sociali e sindacali, e solo chi è fuori della nostra storia nazionale può sentirla come non propria; e comunque il fermarsi alla formalità dell’appellativo, o dell’età anagrafica, piuttosto che ai valori di solidarietà e comunione che richiama, denota uno schematismo che mi sembra  in stridente contrasto con la visione originaria di apertura del progetto del PD.
Chi rialza steccati di divisione e di accusa dimentica inoltre che ora il PD è l’unico strumento che abbiamo per combattere la crisi e la svolta reazionaria che incombe sul nostro paese e quindi  si pone oggettivamente dalla parte di questa stessa svolta.

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permalink | inviato da maribarb il 21/6/2010 alle 17:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

9 marzo 2010
8 marzo di barbarie, vecchia e "moderna"
Si dimostra che l'8 marzo 2010 non c'è proprio niente da festeggiare, dato che è stata tradita la donna più bella, che è la Democrazia, e dato che non  si rispettano le libertà conquistate grazie alle lotte e al sacrificio anche di tante donne ..questo è anzi un momento buio, un momento di allarme e preoccupazione.. e puntualmente infatti cominciano, attaccando di nuovo anche  il nostro circolo, come dice il comunicato:
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Solo pochi minuti prima dalla decisione del TAR sulle liste elettorali per la regione Lazio, il circolo del Partito Democratico Parioli Flaminio è stato vittima di un atto intimidatorio da parte di sconosciuti. Verso le ore 19 è stato fatto esplodere nel giardino adiacente alla porta di ingresso dello stesso circolo di via Scarlatti, un grosso petardo che per fortuna non ha provocato danni, ma molta paura tra i cittadini e i militanti che in quel momento erano all'interno dello stabile.

Il nostro circolo non è nuovo ad attentati intimidatori. Ricordiamo le scritte inneggiandi al nazismo apparse sui muri della sezione a marzo del 2009 e la distruzione del nostro gazebo di piazza fiume durante la campagna elettorale del 2008.

Ci auguriamo, qualsiasi siano le decisioni sulle liste elettorali, che il clima politico all'interno della città ritrovi quella serenità che si conviene nelle competizioni elettorali e nella convivenza civile.

I Democratici del II municipio, dei circoli parioli e salario, condannano con forza questo atto vigliacco e vile. Sono fin da ora ancora più convinti ad andare avanti con le proprie iniziative e con la presenza sul territorio. tali atti non ci faranno recedere da un millimetro nelle nostre iniziative, ci daranno ancora più forza e ancora più convinzione. certamente non ci mettono paura.

Partito Democratico II Municipio Roma

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14 novembre 2009
Muri e confini contemporanei, Europa e Italia
 L'Italia -checchè se ne dica e se ne sia detto-ha il più forte partito democratico d' Europa . Dovunque in Europa la sinistra arretra, qualcuno parafrasando Marx ha detto "uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro della fine del socialismo" eppure penso invece che tornerà, perchè i motivi che rendono necessaria la sua esistenza sono oggi più che mai attuali.  

2009 ventennale della caduta del Muro di Berlino. Il Muro era il simbolo della Guerra Fredda e ha segnato una spaccatura destinata a perpetuarsi a lungo. Il paradosso principale di questi venti anni è che le barriere sono aumentate.

http://eccocosavedo.blogspot.com/2009/11/muri-che-cadono-e-muri-che-restano.html

Dunque, come scrive I. Diamanti, vent’anni dopo, piccoli muri crescono:

http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/mappe/piccoli-muri/piccoli-muri.html

e su Repubblica di ieri 16 novembre Ilvo Diamanti si chiede se davvero sono finite le ideologie o non è rimasto un neo anticomunismo senza comunismo…


2009 anniversario della caduta del muro. Per chi come me ha conosciuto bene l’altra parte della vecchia “cortina di ferro” da un osservatorio privilegiato, la Polonia (privilegiato perché ha sempre dato inizio a tutti i processi, e per quanto riguarda il ‘900 è accaduto a partire purtroppo dal 1939) l’anniversario ha uno strano sapore…come dice Silvio Pons, la “rivoluzione di velluto” rimanda infatti più alla fine della guerra fredda che alla fine del comunismo…da quest’altro osservatorio privilegiato che fu l’Italia, in cui il PCI ha potuto elaborare una strategia originale di via nazionale e democratica al socialismo, alternativa allo stalinismo dei paesi dell'Est, mi sono sempre chiesta come da noi  si potesse identificare la fine delle dittature staliniste con la liquidazione (la Bolognina, tra l’altro!) di una visione del mondo che metteva al centro il mondo del lavoro, la giustizia sociale, la liberazione dallo sfruttamento e l’alienazione capitalista. Me lo chiedo ancora…perché la Storia ora ha mostrato la involuzione e le contraddizioni ormai drammatiche del capitalismo neoliberista, e insieme quindi ha dimostrato le ragioni della sinistra (a chi mi parla del fallimento del socialismo reale io ricordo sempre che quello vero fu annegato nel sangue, altro che fallimento, e ad esempio ricordo le parole di Allende morendo: la storia vergognosa di coloro che hanno la forza ma non la ragione) ha dimostrato le ragioni della sinistra che invece nl frattempo ha come rinunciato a rivendicarle. Scrive nel suo blog Saramago (Il quaderno)

Sinistra (di José Saramago)

Abbiamo ragione, la ragione che assiste chi propone che si costruisca un mondo migliore prima che sia troppo tardi, tuttavia, o non riusciamo a trasmettere alle persone ciò che di sostanziale c’è nelle nostre idee, o ci scontriamo contro un muro di diffidenza, preconcetti ideologici o di classe che, se non riescono a paralizzarci completamente, finiscono, nel peggiore dei casi, col suscitare in molti di noi dubbi, perplessità, queste, sì, paralizzanti. Se il mondo, un giorno, riuscirà a essere migliore, lo sarà solo grazie a noi e con noi. Che si sia più coscienti e orgogliosi del nostro ruolo nella Storia. Ci sono casi in cui l’umiltà non è buona consigliera. Che si pronunci a voce alta la parola Sinistra. Affinché si senta e si sappia.

Ho scritto queste riflessioni per un volantino elettorale della Sinistra Unita di Euzkadi, ma le ho scritte anche pensando alla sinistra del mio paese, alla sinistra in generale. Che, nonostante quello che sta succedendo nel mondo, continua a non alzare la testa. Come se non avesse ragione.

Appunto, abbiamo ragione. Tant’è vero che la liquidazione del socialismo realizzato nei paesi dell’Est (dove c’era certo poca libertà democratica, ma molta qualità, scuola cultura Università ricerca, e poi garanzie, lavoro casa sanità diritti, tutte cose ormai perdute nel nostro mondo occidentale) sembra aver prodotto tutto (delinquenza mafia traffici prostituzione ecc.) tutto, tranne che più democrazia…anzi, si profilano in Europa nuovi autoritarismi, avendo peraltro abolito anche le garanzie di cui i paesi dell’Est comunque allora godevano. Si profilano in particolare in Italia, forse perché è l’unico paese che non ha fatto i conti col suo passato fascista…e si sa rimuovere il passato significa tornare a ripeterlo..

...scrive Bocca: 12 novembre 2009

"Come non vedere che a due decenni dalla caduta del muro di Berlino si profilano altri muri di separazioni coercitive? ... La dittatura nessuno la auspica e la vuole, a parole, ma in molti la preparano, ..Il passaggio dall'autoritarismo al terrore si annuncia in modi disparati, .. Oggi è il drogato ucciso a percosse, domani il barbone bruciato vivo..."

http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/morte-cucchi-2/autorita-del-male/autorita-del-male.html

 


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permalink | inviato da maribarb il 14/11/2009 alle 22:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

26 marzo 2009
Verità e libertà. Etica ed Antifascismo. (ancora sulla lezione di storia sulla Costituzione)
 

Riflettevo sulle polemiche suscitate dalle prese di posizione del Papa (caso Williamson sia per l’accoglienza ai lefevriani che non riconoscono il Vaticano II, che per l’imbarazzo per le loro posizioni negazioniste sul nazismo, e poi: divisioni trasversali e a ruota libera sulla questione Eluana e testamento biologico-con risvolti politici e sulla Costituzione- che ricordano la storia per molti aspetti parallela della procreazione assistita e delle staminali-, ed infine polemica sul divieto del preservativo in Africa nella lotta contro l’AIDS) e sul discorso di difesa e irrigidimento di Bagnasco. Il tutto mette certo in difficoltà i laici credenti. Si discute di un conflitto tra verità e libertà: se sei credente, si dice, la Verità viene prima della tua personale libertà ossia non puoi fare quello che ti pare ( e già io invece direi che anche in questo caso non c’e’ conflitto: è libera la scelta di sottometterti a una volontà che riconosci superiore, è libera la fede, ossia è proprio “la verità che ti fa libero” e che per definizione è svincolata dalla legge dello Stato ecc.)

Ma quello che mi chiedevo –a propos di questa discussione  su verità e libertà- riguarda ancora una volta la differenza tra visione del mondo liberal-radicale e le diverse visioni popolari (Margherita e DS, per semplificare) nel PD. Queste ultime hanno in comune la matrice popolare di partiti di massa, il collettivismo.

Mentre la cultura radicale, l’ho già scritto su questo network all’inizio, e lo scrissi quando furono accolti nel PD i radicali, ha origini nell’individualismo liberale (e ricordavo infatti per inciso che i radicali NON sono di sinistra, basti pensare alla loro posizione di qualche anno fa sull’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, se è vero- com’è tuttora vero!- che per la sinistra il lavoro è centrale e l’economia è la base di tutto, di ogni diritto), ha origine infatti in una posizione che è attenta alla libertà della persona –quindi ai diritti civili-ma non alla libertà come necessità di tutti per tutti (e non a caso Cesare Pinelli ci ricordava l’altro giorno alla lezione di storia al circolo che la vecchia cultura liberale dopo il fascismo non aveva più molto da dire, e nella elaborazione della costituente sono entrate in gioco perciò altre forze) la cultura popolare è diversa. Quella di origine democristiana –per seguire la semplificazione che faceva Cesare Pinelli nella sua lezione di storia sulla Costituzione come prodotto di un compromesso tra due visioni diverse-e’ attenta soprattutto alla libertà, che considera valore prioritario, ma alla libertà come patrimonio collettivo e comunitario-ed infatti la DC è un partito di massa. Quella comunista-per seguire lo stesso schema- considera prioritario il valore della giustizia e dei diritti sociali, che sono pure un patrimonio collettivo di un partito di massa come il PCI. Le due cose –libertà e giustizia- poi non si escludono, come dimostra la storia della nostra Costituzione, dei suoi valori fondanti. In tale ottica, soprattutto nell’ultima, non c’e’ libertà individuale che non passi attraverso la consapevolezza della necessità di giustizia per tutti , che non passi per gli altri, per una comunità. La libertà è tale-scriveva Rosa Luxembourg- soprattutto per chi la pensa diveramente…

L’etica è dunque nell’attenzione ai diritti degli altri, nel bisogno di giustizia e rispetto verso l’altro, ed in questa sta anche la personale libertà e liberazione. Sfugge ai nostri critici integralisti questo aspetto dell’etica, che ha motivato il sacrificio di quanti hanno dedicato o sacrificato la vita per la nostra democrazia, per fare del nostro un paese democratico. In questa morale la libertà è-esattamente come per ogni cristiano-coscienza della necessità. Un’etica che -esattamente come ,e spesso insieme con, quella cristiana- ha alto il valore della memoria, senza la quale appunto non c’è futuro perché senza di essa non c’è progresso rispetto agli errori del passato con cui senza di essa ci si rifiuta di fare i conti, rimuovendolo e non chiudendolo mai in modo definitivo. Dite di avere valori etici non negoziabili, ma poi vi rifiutate di fare i conti col passato-e presente- fascista, quanto al valore della vita non è questa una contraddizione?


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permalink | inviato da maribarb il 26/3/2009 alle 16:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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