A conclusione di questa campagna dei referendum, e non sapendo ancora come andrà a finire, noto intanto comunque una boccata di ossigeno-nel clima asfissiante in cui ormai viviamo-che è venuta esclusivamente da due cose: prima di tutto dallo slancio unitario di chi ha fatto il lavoro di propaganda, i comitati unitari per il si, la loro presenza sul territorio al di là degli schieramenti di ciascun partito, e poi il fatto che sia proprio questo presentarsi unitario, e dunque un bisogno di democrazia diretta, ciò che sembra aver trovato riscontro nella gente, sembra questo il fattore che convince e trova risposta. Come se ci fosse nella gente una richiesta di cambiamento, un bisogno anche di partecipazione e responsabilità, che teme però di sentirsi arginata-o strumentalizzata- da logiche di gestione, di piccolo potere, e che diffida dei partiti come se temesse di trovarvisi di fronte a un muro, ma che tuttavia è tutt'altro che qualunquista, tuttìaltro che indifferente o amorale. Uno slancio unitario vivo e appassionato e non il grigiore della burocrazia, uno sguardo sui grandi problemi e non il triste muoversi a rimorchio del contingente, dell'esistente, cercando (invano, ovviamente) di cavarne qualcosa...Ho ritrovato cioè la stessa unità nazionale e di popolo che si è vista nei risultati -da nord a Sud -delle recenti amministrative, ma anche in tanti segnali precedenti, su cui mi piacerebbe riflettere, perchè vedo solo in questi il festeggiamento del 150 dell'unità d'Italia, in questi l' inizio della fine dei particolarismi, delle divisioni, della Lega ecc
L'altra sera ascoltavo Landini (all'Infedele su La7) sui referendum. “Dobbiamo pensare al futuro. Dobbiamo ricominciare a pensare nel tempo lungo. E poi, io ho imparato da mio padre, che era un partigiano, che il voto è un diritto, e che va difeso”
e poi ancora sul referendum sull'acqua pubblica "Siamo di fronte a un modello di sviluppo che non è in grado di reggere perché rischia non solo di finire l’acqua, ma di finire il pianeta per l’uso distorto della energia .. perché non tutto è riconducibile a merce,…dietro a questo referendum c’ è qualcosa che sta cambiando, è scattato il senso della la dignità delle persone, del loro lavoro, della loro partecipazione, il senso dei valori pubblici…"
Si assiste, è stato detto, al ritorno dei valori pubblici, del bene comune, alla fine (sperata: o meglio all’inizio della fine?) dell'individualismo e del personalismo, dell'egoismo arraffone e cialtrone, e al ritorno invece dei valori del lavoro ben fatto, della solidarietà, del senso di comunità, del senso civico, del senso del bene comune, a quella che è stata chiamata la rivoluzione della mitezza, un cambiamento cioè nella cultura e negli atteggiamenti che costituirebbe una inversione di tendenza rispetto allo sciatto menefreghismo egoista arrogante e aggressivamente predatorio di questi anni. Una rivoluzione della mitezza e gentilezza (scriveva Brecht "Noi che abbiamo voluto costruire nel mondo la gentilezza/ noi non si potè essere gentili") , a fronte della cialtroneria e della tronfia maleducazione e cultura dell'insulto a cui assistiamo,. Un tentativo, a partire dall'esperienza di tutti coloro che hanno voluto "costruire nel mondo la gentilezza", di "essere noi il cambiamento che vogliamo nel mondo" come diceva Gandhi.
Dunque la sfida di questi referendum, a partire dall'importanza della partecipazione al voto come conquista democratica da difendere e da conservare, è verificare se si confermano i barlumi di cambiamento culturale, di mentalità, intravisti quest’anno prima con le lotte degli studenti, insegnanti, ricercatori, precari, per la scuola e l'università e la ricerca pubbliche, e con quelle di tutto il mondo della cultura, poi con quelle dei metalmeccanici per la dignità e i diritti attaccati del lavoro, poi con quelle delle donne per la loro dignità di persone a fronte del "velinismo", ed infine con la richiesta di amministratori giovani, puliti e non corrotti manifestata nelle elezioni alle provinciali di Milano, Napoli, Cagliari e tante città, oppure se non si confermano e si vuole tornare al grigio torpore e alla disgregazione civile e sociale in cui eravamo piombati.
Penso che sia questa la posta in gioco e l’importanza del referendum, che travalica e supera le contrapposizioni dei partiti, ma che riguarda proprio una cultura popolare che si sta riscattando (e che in tutti i casi che ho citato manifesta una grande unità di popolo e nazionale), e che a partire dagli importantissimi temi specifici-l’acqua come bene di tutti, la legge uguale per tutti, un uso più attento dell’energia e delle risorse (perché al di là della pericolosità del nucleare e della scarsità voluta -voluta, perchè si è voluto "sparare sulla ricerca" bruciare e dilapidare strumenti e capacità- al di là della scarsità di competenze per lo smaltimento delle scorie, anche l’uranio- esattamente come il petrolio e il carbone e come tutte le materie prime primarie- non è disponibile all’ infinito ma è anzi in esaurimento, e per questo avrebbe avuto senso solo investire nella ricerca pubblica , in particolare nella ricerca sul recupero e sulle rinnovabili) – che a partire da questi temi sa guardare al futuro, e non più solo alla contingenza e l’utile del momento . Sa intravedere nel futuro la dignità delle persone, del lavoro, il rispetto dell'ambiente e il senso della partecipazione e della collettività
A me sembra appunto questa la posta in gioco...