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7 dicembre 2014
Segnali di fine della democrazia
Segnali di involuzione autoritaria, di fine della democrazia.... Inorridita, ascoltando Salvini dalla Annunziata, mi accorgo di essere d’accordo con alcune cose che dice, p. es. sulla Russia di Putin, oppure sulla Boschi che lo accusa di fascismo e di pericolo mentre è lei stessa che fa” riforme”che più fasciste non si puo’ ... ma allora mi chiedo: se questo parlare di Salvini- che pure è strumentalmente demagogico e alla fine per me si smaschera anche da solo- se però fa questo strano effetto a me che forse sono abbastanza attenta, figuriamoci quanto fa presa sulla maggioranza della persone.. E d’altronde adesso tutti si scandalizzano per la gestione di Alemanno a Roma, per la collusione con la mafia il crimine e il terrorismo nero, ma non era la maggioranza della gente a Roma che aveva votato per Alemanno o sbaglio? E Roma non è diversa dal resto d’Italia, e come si sono espressi in più occasioni gli italiani?? Come hanno votato??? E ugualmente: tutti ora si scandalizzano per le collusioni mafiose col PD romano, ma chiunque abbia avuto a che fare (e a scontrarsi) col PD romano aveva ben visto che gente c’era (pur senza arrivare a immaginare addirittura tanto sfascio), come mai allora la maggioranza degli iscritti non si è ribellata (anzi sono tutti saliti precipitosamente sul carro del cosiddetto vincitore e sparano a vista su chiunque si permetta di avanzare critiche...) ma invece si sono ribellati solo in pochi? perchè resto dell’idea che il PD-e non solo romano- non va non perchè c’è Renzi, anzi che renzi (e soprattutto il renzismo e i renziani) è solo il prodotto più evidente di un PD che non va... E la riflessione allora si aggancia a quella sul fascismo come autobiografia della nazione italiana cui accennavo giorni fa..è chiaro che se la sinistra lascia vuoti degli spazi, smette di fare alcuni discorsi, (come la difesa del lavoro, il diritto alla casa, la scuola pubblica, la difesa del suolo e dell’ambiente), quello spazio vuoto viene subito riempito, e in modo non sincero ma strumentale, mascherato, demagogico, viene riempito dalla destra- che ha sempre saputo travestirsi emascherarsi e infiltrarsi, che è sempre stata maestra nel copiare slogan e simboli-, ed è questo il pericolo (altro che le chiacchere della Boschi che si dovrà piuttosto assumere un giorno le sue responsabilità in questa storia)..non è la prima volta nella storia che questo avviene, ad es.Mussolini veniva dal partito socialista, Hitler aveva vinto le elezioni in Germania,e insomma il populismo seduce le masse e si maschera di volta in volta secondo i loro bisogni,( per poi ucciderli alla fine, certo, ma questo da subito non glie lo dice...) E mi torna in mente quello che ci hanno insegnato coloro che hanno fatto la Resistenza, i padri e le madri che appartenevano alla generazione nobile e tragica che ci ha preceduto, e cioè di prestare attenzione e non sottovalutare i più piccoli segnali (come sono oggi il razzismo, l’individualismo, le ronde, la disgregazione sociale, l’indifferenza e il qualunquismo, e adesso già più spudoratamente gli attacchi al sindacato e alla rappresentanza del lavoro, le aggressioni, le cariche della polizia, la criminalità) di fare attenzione ai più o meno piccoli segnali che possono portare, com’è già accaduto in passato, agli orrori del fascismo (e conseguentemente della guerra) che nessuno avrebbe neanche allora potuto prevedere... E mi torna in mente questo avvertimento nel nostro tempo disattento e senza memoria, nel nostro paese in crisi e pieno di problemi e di stanchezza, il cui governo vota insieme con l’Europa bloccando una risoluzione di condanna del nazismo, per seguire l’ indicazione di USA e Ucraina (e il diplomatico russo nel commentare il voto sfavorevole alla condanna del nazismo oggi in Europa fa giustamente notare che questo è contrario alle decisioni di Norimberga e non rispecchia la volontà dei popoli europei)....un fatto simbolicamente significativo che pero’ cade nell’indifferenza generale...nel nostro paese che si muove come se non avesse fatto i conti col suo passato fascista, nè con le sue responsabilità...nel nostro paese in cui infatti non si tiene in alcun conto la volontà popolare e si fanno scelte autoritarie-come p. es. il jobs act- grazie alla mancanza di una opposizione decisa e organizzata...proprio come allora... Del resto è chiaro che l’esperimento autoritario- che passa prima attraverso la strangolatura economica -viene effettuato nei paesi come Italia Grecia Spagna Portogallo, che chiamano PIGS, tutti paesi dal passato fascista, in cui quindi si puo’ contare su un residuo humus culturale, e di costume, e pratico, e non solo, di destra. Tutti paesi che affacciandosi sul Mediterraneo avrebbero potuto essere un ponte tra Oriente e Occidente, centri di scambi e crocevia di culture, laddove invece si vogliono innalzare muri come in Palestina, tutti paesi costretti quindi a fornire basi per i missili e le guerre dell’unico impero (altro che muro di Berlino, altro che fine delle ideologie, questa è la dittatura di una ideologia unica) E insieme con questo segnale simbolicamente evidente (dell’apertura al nazismo in Europa!) me ne vengono in mente tanti altri... Uno è l’involuzione delle coscienze per cui si rinuncia senza far resistenza a diritti che fino a qualche decennio fa erano costati lotte e fatica, passione e sacrificio di tanti, e che avremmo difeso ad ogni costo..come intanto il diritto al voto, ricordo che la prima cosa che facevamo era andare a votare, ogni sforzo era teso a non disperdere i voti, ogni voto contava, perchè ogni persona contava, era quella una conquista della nostra neonata democrazia da difendere ad ogni costo, così come la nostra Carta Costituzionale, era quello il più semplice e il minimo, il primo segno della nostra partecipazione politica, della nostra libertà di decisione, del controllo e della volontà popolare. Se ci avessero invitato all’astensionismo ci saremmo indignati perchè il voto era sacro, era la minima garanzia della tenuta democratica di un paese...oggi invece si preferisce esprimere la protesta in negativo, con l’astensione dal voto (è accaduto alle amministrative in Emilia e in Calabria) come dire ci siamo offesi e arrabbiati, gettiamo la spugna,non crediamo in una alternativa,un’opposizione non c’è e se c’è non ci convince, quindi vada pur tutto in malora e fate quello che vi pare ma not in my name,...(e possiamo star certi che lo faranno, eccome se lo faranno, quello che a loro pare)....chi si ricorda più dell’Aventino o dei tentennamenti dei paesi che si sarebbero dovuti opporre a Hitler? E chi si ricorda più, chi si vuole ricordare di quanto è costato poter liberamente votare in un paese come l’Italia? Un altro è il concetto di delega delle proprie decisioni,il populismo (grillo, renzi ma non solo) i personalismi, mentre invece ognuno dovrebbe essere responsabile della difesa dei diritti e della democrazia, non c'è nessuna delega a nessun uomo forte..sono le idee e i fatti che contano, sono i diritti che sono attaccati e vanno difesi, non le persone siano pure le migliori del mondo. E invece il leaderismo, la mania di etichettare ogni ragionamento (con etichette di grillini, renziani, berlusconiani, civatiani,bersaniani, marziani, venusiani ecc.) è ormai così diffuso da imbrigliare ogni valutazione politica, da impedire ogni libera discussione. Un altro è il concetto di fedeltà a un gruppo, di disciplina, di obbedienza quindi a un capo, che al limite si ricollega in qualche modo a quello di obbedienza cieca al capo carismatico, di delega, di rinuncia alla propria reponsabilità e a quella libertà che solo la partecipazione puo’ difendere. E si ricollega anche a quello del valore del voto, del diritto e dovere di votare, in coscienza e non per obbedienza, (come è avvenuto nel caso del jobs act alla Camera, passato proprio per un soffio grazie alla “fedeltà alla ditta” all’obbedienza di coloro che pure giustamente dissentivano da una legge che affama tante famiglie e mette sul lastrico tanta gente). Ma-come faceva notare qualcuno- la storia del 900 ci ha insegnato che non è giustificato compiere azioni disumane per obbedire agli ordini, che c’è una responsabilità personale, come ha sentenziato appunto tra l’altro il tribunale di Norimberga. Se la sinistra non si scuote e ricompatta, vedo davvero segnali di involuzione autoritaria....

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20 novembre 2014
Cosa ne è oggi in Italia del femminismo
Cosa ne è oggi in Italia del femminismo, dei valori di rispetto per la donna come persona, della sorellanza e della liberazione dai modelli maschilisti dopo vent'anni di berlusconismo? Se queste donne renziane si fanno scudo della "bellezza dell'asino" per nascondere la loro incompetenza e attaccare donne più competenti e coraggiose di loro...in particolare Rosy Bindi è un esempio, appartiene a una generazione di donne che hanno combattuto e conquistato i nostri diritti, per questo viene attaccata sia da Berlusconi che da Renzi..la storia della bellezza è una copertura, non sanno cosa sia la bellezza che è un valore umano ed anche etico, la realtà è che vogliono anche qui"spianare" il dissenso...le prime ad essere attaccate in caso di dittatura sono le donne, sono le prime a perdere il lavoro, a perdere diritti e libertà. Il primo emendamento bocciato nel jobs act è quello contro le dimidssioni in bianco, se resti incinta perdi il lavoro (che perderesti cmq col licenziamento senza giusta causa..), e tutto questo passa mentre le renziane sollevano polveroni fasulli sulle ladylike e la loro bellezza (presunta). Penso che l’atteggiamento delle donne “renziste”, ministre e no, di farsi forti e competitive per quella che lenostre nonne chiamavano “la bellezza dell’asino” ossia la gioventù, sia uno specifico aspetto del giovanilismo rottamatore renziano che va visto. Premesso che si è già parlato del giovanilismo in genere, della volontà di liquidare come vecchiume superato ogni esperienza, ogni memoria e cultura, e in particolare la storia nobile e tragica del secolo scorso che ci ha consegnato una eredità di diritti sociali e di libertà democratiche, oltre che valori etici e solidali che si vorrebbero far dimenticare...se n’è già parlato, ci siamo ricordati dei primi segnali di dittatura del secolo scorso, dalle prime manifestazioni di arroganza agli assalti alle sedi sindacali, ai canti di “Giovinezza”,fino i forni crematori dei malati e degli anziani,...premesso questo, pensavo anche allo specifico atteggiamento verso le donne,(che i nazisti volevano “serve e schiave”). Perchè è chiaro che le nostre “ renziste” nella loro presuntuosa furia rottamatrice verso donne più libere e in gamba di loro, vorrebbero “rottamare” anche tutto il femminismo, (assieme certo con la Costituzione nata dalla Resistenza, i diritti del lavoro, la libertà di voto-cos’altro è l’Italicum?- la scuola e la sanità pubblica, la difesa del territorio, il diritto al dissenso-che vorrebbero “spianare”- e la democrazia stessa), vorrebbero “rottamare” nello specifico anche ogni storia relativa alla questione femminile, che finora era ritenuta questione nazionale, questione rilevante per la trasformazione democratica del nostro paese . Ma non si possono sottovalutare i segnali di regresso che in Italia si vedono (in vari modi) perchè questo è un paese che ha già avuto la vergogna del fascismo (e del ventennio berlusconiano poi). Qual’è la differenza tra l’atteggiamento del ventennio berlusconiano verso le donne -che tanto ha scandalizzato tutto il mondo- e questo atteggiamento renziano, la differenza tra il “lei è più bella che intelligente” e “noi simo le ladylike, le altre mortificano la bellezza” oppure addirittura “sei brutta dentro”ecc.. Non si devono sottovalutare i segnali di regresso di tutta la società ma bisogna darsi una possibilità di contrastarli, ed abbiamo bisogno di tutti gli strumenti che la storia e il passato ci hanno consegnato, altro che rottamazione . Non diceva Marx che la misura del livello di una società è data dall’atteggiamento verso la donna, misura del rapporto dell’uomo all’uomo? Mentre votavo si nel sondaggio per Rosy Bindi alla presidenza, mi veniva in mente- tra le tante altre ragioni - una frase di una grande del 900, Simone de Beauvoir (a fronte del miserabile sessismo maschilista e berlusconiano delle donne renziste) "Donne non si nasce, si diventa".

31 marzo 2013
I grandi ladri

 

 

Scriveva Brecht : "Sull'ingiustizia piccola non v'accanite: presto/ da sè, nel proprio gelo, verrà estinta/ Meditate la tenebra e l'inverno/ di questa valle percorsa dal pianto/ Su, in campo, contro i grandi ladri/ e tutti quanti batteteli e subito/ Viene da loro la tenebra e l'inverno/ per loro è questa valle sempre in pianto"

Brecht lo scriveva allora, ma è proprio vero che "la storia insegna ma non ha scolari": ad esempio una delle strategie delle dittature (di destra) è additare un capro espiatorio per stornare la attenzione dai veri problemi. Nel 29 per incanalare e strumentalizzare la  disperazione sociale    prodotta dalla crisi del grande capitale furono  additati come capro espiatorio gli ebrei (e naturalmente i comunisti), si disse che era colpa loro e il seguito è noto. Anche adesso, per deviare la giusta rabbia sociale non si dice certo che la crisi è del grande capitale finanziario, provocata dalle banche, che si fa pagare all'Europa-e ai suoi paesi più esposti- la crisi della speculazione finanziaria americana, no, si dice che la colpa è-ancora una volta- dei partiti, del sistema democratico, e segnatamente del partito democratico (ma guarda il caso) e di Bersani...e grazie a chi ha alimentato strumentalmente questo inganno (come Grillo) e a chi ci ha creduto, abbiamo bloccato l'unica possibilità che avevamo di cambiamento, e veniamo riconsegnati guarda il caso alle banche, ai loro rappresentanti. Voilà.




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31 marzo 2013
risultati elettorali e occasioni mancate

"Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, sento...l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento. " A.Gramsci, attualissimo (ogni riferimento...).

Lo spirito qualunquista e crumiro cambia faccia, segue illusionisti apparentemente diversi, cambia tipo di accuse e sceglie qualcos'altro come capro espiatorio, sempre però guardandosi bene dal centralizzare e indicare le vere cause e responsabilità del disagio sociale, e sempre cercando di dividere le classi subalterne, di indebolirne le organizzazioni, insomma cambia forme e apparenze ma è sempre lo stesso, è sempre quello che ha più volte fondato dittature ventennali. Davvero la "storia insegna ma non ha scolari".




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14 marzo 2013
fine del mondo o fine di un mondo (ingiusto)

14-3-2013

 

Dalle biblioteche/ escono i massacratori/stringendo a sé i figli/stanno le madri, e guardano impaurite/nel cielo le scoperte dei sapienti” cantava Brecht e torna in mente ancora (e spesso anche nel vedere  la ricerca umiliata anche da noi, e piegata a scopi che non sono quelli di chi la fa, in perfetta osservanza alle leggi dell’alienazione del lavoro, leggi queste sì ferree, molto più della  “cortina di ferro”). Mi tornavano  in mente quei versi ieri sera, mentre ero bloccata a viale Giulio Cesare (dove ero dovuta andare per necessità)  in un caos improvviso del traffico vicino a S.Pietro sotto la pioggia (ed ero  molto in difficoltà, con una gamba dolorante appoggiata spasmodicamente alla stampella) mi tornavano in mente quei versi alle sirene dei vigili con una vaga inquietudine,  finchè non sono venuta a sapere dai passanti che non si trattava di un temuto evento drammatico, ma anzi della fumata bianca appena uscita. Mentre cercavo di resistere in piedi sotto la pioggia in attesa di un improbabile autobus (abbiamo una amministrazione capitolina che blocca tutto anche per molto meno del Papa, anche per maltempo, ecc…) dei ragazzi mi urlavano passando di corsa “il Papa è nero!” (sic, e  nessuno sapeva ancora chi fosse).

Naturalmente in seguito  quell’urlo mi è tornato sinistramente in mente assieme con gli inquietanti, insopportabilmente angosciosi interrogativi che mi ponevano le  ipotesi -vere o no- che circolano  sul web  sulla complicità personale del nuovo Papa con  Videla. 

E tuttavia  (contrariamente a questo, oppure  nonostante questo)  sembra con questa elezione  come  farsi finalmente strada ufficialmente l’idea che il cambiamento (e con esso il ritorno alla “Chiesa delle origini”, liberata da ogni complicità o compromissione con il potere, restituita  alla sua originaria e autentica missione di portare  “ai prigionieri la liberazione” e di “innalzare i poveri”) il cambiamento oggi non viene più dall’Est (il Papa “venuto da un paese lontano”, Woityla)  ma bensì viene proprio dall’ Occidente (il Papa venuto dalla “fine del mondo”dal sudamerica. E quante volte abbiamo detto che la "fine del mondo" la "fine della storia" altro non è che un'espressione del capitalismo che eternizza sè stesso, che si pone come l'unico mondo possibile, e odia la dialettica che è "critica e rivoluzionaria per eccellenza" ecc.). Nel senso allora che l”’impero del male” non si esprime tanto e non imperversa tanto solo nei cantieri navali di Danzica, nelle “vite degli altri” (vite che comunque  erano garantite minimamente di lavoro e casa e assistenza e istruzione pubblica),  ma anzi si esprime ormai -dando  il peggio di se'- nelle discariche e  nella miseria e l’abbandono del Terzo Mondo, nonché nei vari garage Olimpo, negli stadi e le miniere abbandonate del Cile, nelle prigioni, i colpi di stato, le torture e gli assassini di massa, gli aerei della morte, i bambini rubati ai genitori desaparecidos, nelle guerre e i bombardamenti e la disperazione prodotti dallo sfruttamento e dall’avidità della nostra cosiddetta “civiltà”, nella disuguaglianza, nei diritti calpestati, nella fame e gli abusi e le violazioni della dignità umana…nel senso allora che la vera cortina di ferro, il muro che deve cadere non era tanto (o solo) a Berlino, ma soprattutto è là, dove più evidenti sono gli effetti e la ferocia dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Là dove non a caso  i popoli sono, come molti di noi pensano da tempo, la primavera del mondo. Il cambiamento dunque non si limita alla dissoluzione della divisione del mondo in due blocchi e allo strapotere di un blocco solo, ma bensì  si attua nel superamento di entrambi, e una nuova era può iniziare solo se al posto della “guerra fredda”, che limitava le nefandezze delle due potenze solo a causa della presenza minacciosa dell’altro impero, solo se al posto della guerra fredda si giunge alla pace, quindi solo se anche l’altro impero crolla.. .

Forse…forse solo in questa ottica comprendo la frase di Bergoglio -che sembra quasi rispondere ai miei angosciosi dubbi- “colui che isola la propria coscienza dal cammino del popolo di Dio non conosce la allegria dello Spirito Santo che sostiene la speranza”

Se davvero si tratta di questo, se davvero la rinuncia di Benedetto 16  doveva aprire  la strada a questo, se davvero alla fine (e alla fine, solo dopo l’assassinio dell’arcivescovo Romero che pure aveva chiesto invano aiuto a Roma) Woityla aveva intuito questo, allora forse è davvero  vicina una speranza di giustizia per il mondo.

Speranza di giustizia come con Violeta Parra

http://www.youtube.com/watch?v=blg-HT05B3s  

e con Neruda  

"Sorgi a nascere con me, fratello/Dammi la mano dalle profonde regioni del tuo sepolto dolore.."

o con  un poeta vietnamita di cui non ricordo il nome

"Ascoltiamo: sul cumulo di rovine del Colosseo/Spartaco è ritornato nel vento: in piedi, i dannati della terra!") 




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10 marzo 2013
il lavoro, questo sconosciuto

Stavolta mi è piaciuta la Camusso che risponde con equilibrio e intelligenza alla  Annunziata. Il voto al M5S ha colto una critica alla politica, ma non è centrato sulle condizioni concrete della gente, sul problema  fondamentale del lavoro. Ed è arbitrario estendere la critica ai partiti al sindacato, che è lo strumento che i lavoratori si scelgono (e si autofinanziano).

Forse i cinque stelle non sanno cos'è il lavoro?....

 


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10 marzo 2013
scherzare col fuoco

Il rogo della città della scienza sembra tragico simbolo e non solo dell’atteggiamento nel nostro paese verso la ricerca, e la cultura, atteggiamento che da tempo in tanti abbiamo denunciato.  “Dovunque si bruciano i libri, si finisce per  bruciare anche gli uomini” scriveva Heine, e non sottovaluterei i segnali che precedono l'avvento di una dittatura. Non a caso alcuni grillini parlano di "fascismo buono" e dicono che non ci sono differenze tra destra e sinistra.


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10 marzo 2013
se...

Molti continuano a ripetere (in modo infingardo) che “se avesse vinto le primarie Renzi invece di Bersani, il risultato elettorale sarebbe stato diverso”. Si lo penso anch’io, ma diverso nel senso che in quel caso (ricordo la posizione di Renzi su pensioni, IMU, art. 18) il PD non avrebbe preso nemmeno la maggioranza alla Camera (come ha preso adesso), perché avrebbe perso anche quei voti di sinistra che ritenevano “voto utile” il voto al PD, i voti cioè di tanti che hanno ritenuto di non poter fare nulla senza il PD, mentre i voti di destra sarebbero comunque andati ai partiti di destra, nessuno si illuda.  Sia chiaro,  la sinistra in Italia è forte, e sarebbe vincente se non fosse così divisa…

 

 

 

Ascolto ieri  Renzi a “che tempo che fa” e sento tra le altre cose  che vorrebbe rottamare anche “la vecchietta che da 20 anni cucina alle feste dell’Unità”  che secondo Floris è una specie ormai scomparsa, estinta (mentre a quanto pare non è estinto l’anticomunismo di "lorsignori"-come li chiamava Fortebraccio..-  che certo non cucinerebbero mai per tutti, ci mancherebbe altro, e che si sentono ironicamente superiori all’umile e fedele  militanza di tanti ).

Ignari di quanta passione e donazione ha costruito un grande partito di massa, che più volte ha salvato il nostro paese, propongono invece un “nuovo che avanza” privo tra l'altro  di carne e sangue, come di plastica, e in definitiva terribilmente noioso. E infatti a metà intervista mi addormento di un sonno profondo, pieno di  “bei sogni” come direbbe Gramellini, pieno -di contro-della bellezza dei nostri sogni.

 

 

 

 


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24 aprile 2012
ancora sul giovanilismo

Pensavo ancora all'inconsistenza di certo giovanilismo, alla mania sbandierata del nuovo e della rottamazione che maschera invece  la nullità di proposta e passione e partecipazione politica e civile e l'assenza di una "questione morale" (coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti almeno a livello macroscopico...fuori centro qui parlare di antipolitica, a fronte oltretutto di una crisi così grave). E di fronte all'assenza di un riferimento politico e morale che è il dramma di oggi, mi viene da pensare che giovane è chi ha ancora fresco di passione il cuore, chi non si è adattato al cinismo del presente, chi non ha perso lo sguardo lungo sul futuro, chi come diceva Berlinguer è rimasto "fedele agli ideali della sua gioventù".

Veramente giovane è ad es. Pietro Ingrao che  il 30 marzo  ha compiuto 97 anni e che scrive nella homepage del nuovo sito internet che la figlia Chiara ha curato con evidente passione: «Cara lettrice, caro lettore, internet non è un mezzo consueto, per chi è nato nel 1915; ma è il mezzo di comunicazione del presente, e ho pensato di usarlo. Sono un figlio dell’ultimo secolo dello scorso millennio: quel Novecento che ha prodotto gli orrori della bomba atomica e dello sterminio di massa, ma anche le speranze e le lotte di liberazione di milioni di esseri umani. Scriveva Bertolt Brecht:

“Nelle città venni al tempo del disordine,

quando la fame regnava.

Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte,

e mi ribellai insieme a loro.”

Il mondo è cambiato, ma il tempo delle rivolte non è sopito: rinasce ogni giorno sotto nuove forme. Decidi tu quanto lasciarti interrogare dalle rivolte e dalle passioni del mio tempo, quanto vorrai accantonare, quanto portare con te nel futuro».

Essere giovani, così come essere donne, non è un fatto anagrafico, è una questione di contenuti! Come spiegarlo ai nostri moderni rampanti  "costruttori di soffitte" privi di passione,di valori, di spirito di solidarietà, di senso comunitario, di senso degli altri e del futuro, fino a ignorare le regole della democrazia e perfino della buona creanza? E tuttavia "il tempo delle rivolte non è sopito".....




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2 marzo 2012
il pensiero lungo, l'attualità di Berlinguer

 Letto l'articolo di Veltroni sull'Unità

http://www.unita.it/italia/il-pensiero-lungo-che-oggi-ci-manca-i-di-walter-veltroni-i-1.387406

mi sembra molto giusto cio' che dice Veltroni in quest'articolo, l'assenza del pensiero lungo di cui parlava Berlinguer ha tolto ormai dignità e slancio alla politica riducendola a sopravvivere sulla gestione dell'esistente, del contingente, della mutevol...e precarietà di tutto, senza immaginare un'alternativa; e questo è il risultato della sconsiderata distruzione di un patrimonio politiico e culturale, dell'aver archiviato la questione morale come problema chiave del rinnovamento dei partiti e di una concezione collettiva della politica non individualista e personalista ma intesa invece come strumento di riscatto delle classi subalterne; è il risultato dell'aver svuotato di contenuto il compromesso, non più inteso come apertura e sintesi delle storiche culture popolari per una proposta innovativa, ma inteso come mediazione a livelllo basso per ineressi immediati. E' vero, sono i risultati dell'aver tradito l'eredità di Berlinguer, dell'aver misconosciuto il valore profetico delle sue idee che sono più che mai attuali e appunto oggi ci mancano.
Del resto per fare una rivoluzione (e cos'altro era-ed è -a "rivoluzione democratica ed antifascista") occorre un progetto,un'idea alternativa per il futuro, anche una "utopia"...altrimenti tutte le tensioni che comunque la crisi , questa crisi di sistema in cui siamo, inevitabilemte produce, si disperdono in divisioni, frazioni, e sommosse. Solo un progetto, un pensiero lungo, uno sguardo che colga l'esistente e insieme ne prefiguri il cambiamento, può essere unificante e produrre risultati stabili.

 




permalink | inviato da maribarb il 2/3/2012 alle 20:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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