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24 aprile 2012
ancora sul giovanilismo

Pensavo ancora all'inconsistenza di certo giovanilismo, alla mania sbandierata del nuovo e della rottamazione che maschera invece  la nullità di proposta e passione e partecipazione politica e civile e l'assenza di una "questione morale" (coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti almeno a livello macroscopico...fuori centro qui parlare di antipolitica, a fronte oltretutto di una crisi così grave). E di fronte all'assenza di un riferimento politico e morale che è il dramma di oggi, mi viene da pensare che giovane è chi ha ancora fresco di passione il cuore, chi non si è adattato al cinismo del presente, chi non ha perso lo sguardo lungo sul futuro, chi come diceva Berlinguer è rimasto "fedele agli ideali della sua gioventù".

Veramente giovane è ad es. Pietro Ingrao che  il 30 marzo  ha compiuto 97 anni e che scrive nella homepage del nuovo sito internet che la figlia Chiara ha curato con evidente passione: «Cara lettrice, caro lettore, internet non è un mezzo consueto, per chi è nato nel 1915; ma è il mezzo di comunicazione del presente, e ho pensato di usarlo. Sono un figlio dell’ultimo secolo dello scorso millennio: quel Novecento che ha prodotto gli orrori della bomba atomica e dello sterminio di massa, ma anche le speranze e le lotte di liberazione di milioni di esseri umani. Scriveva Bertolt Brecht:

“Nelle città venni al tempo del disordine,

quando la fame regnava.

Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte,

e mi ribellai insieme a loro.”

Il mondo è cambiato, ma il tempo delle rivolte non è sopito: rinasce ogni giorno sotto nuove forme. Decidi tu quanto lasciarti interrogare dalle rivolte e dalle passioni del mio tempo, quanto vorrai accantonare, quanto portare con te nel futuro».

Essere giovani, così come essere donne, non è un fatto anagrafico, è una questione di contenuti! Come spiegarlo ai nostri moderni rampanti  "costruttori di soffitte" privi di passione,di valori, di spirito di solidarietà, di senso comunitario, di senso degli altri e del futuro, fino a ignorare le regole della democrazia e perfino della buona creanza? E tuttavia "il tempo delle rivolte non è sopito".....




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2 marzo 2012
il pensiero lungo, l'attualità di Berlinguer

 Letto l'articolo di Veltroni sull'Unità

http://www.unita.it/italia/il-pensiero-lungo-che-oggi-ci-manca-i-di-walter-veltroni-i-1.387406

mi sembra molto giusto cio' che dice Veltroni in quest'articolo, l'assenza del pensiero lungo di cui parlava Berlinguer ha tolto ormai dignità e slancio alla politica riducendola a sopravvivere sulla gestione dell'esistente, del contingente, della mutevol...e precarietà di tutto, senza immaginare un'alternativa; e questo è il risultato della sconsiderata distruzione di un patrimonio politiico e culturale, dell'aver archiviato la questione morale come problema chiave del rinnovamento dei partiti e di una concezione collettiva della politica non individualista e personalista ma intesa invece come strumento di riscatto delle classi subalterne; è il risultato dell'aver svuotato di contenuto il compromesso, non più inteso come apertura e sintesi delle storiche culture popolari per una proposta innovativa, ma inteso come mediazione a livelllo basso per ineressi immediati. E' vero, sono i risultati dell'aver tradito l'eredità di Berlinguer, dell'aver misconosciuto il valore profetico delle sue idee che sono più che mai attuali e appunto oggi ci mancano.
Del resto per fare una rivoluzione (e cos'altro era-ed è -a "rivoluzione democratica ed antifascista") occorre un progetto,un'idea alternativa per il futuro, anche una "utopia"...altrimenti tutte le tensioni che comunque la crisi , questa crisi di sistema in cui siamo, inevitabilemte produce, si disperdono in divisioni, frazioni, e sommosse. Solo un progetto, un pensiero lungo, uno sguardo che colga l'esistente e insieme ne prefiguri il cambiamento, può essere unificante e produrre risultati stabili.

 




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2 marzo 2012
L'articolo 18, la crisi e il lavoro

 

Condivido ciò che ha detto ieri Landini a Servizio pubblico

http://www.youtube.com/watch?v=Iqw9XqdNWdo

 

 

 

Mi sembra giusto. La disuguaglianza iniqua nella distribuzione della ricchezza, il fatto che "chi lavora è povero" e che la ricchezza sia concentrata nelle mani di pochissimi, è certamente uno degli aspetti dell'attuale attacco alla democrazia. Un altro -speculare se non ancora peggiore- è il fatto che manchi un programma di investimenti per rilanciare la crescita, per creare posti di lavoro, per combattere la precarietà, per incentivare la cultura (che è la nostra principale risorsa), per lo sviluppo; ed è per questo , per questa mancanza, che la crisi è destinata ad aumentare; inutile quindi se non si investe in innovazione, in nuove tecnologie, inutile -e naturalmente strumentale all'attacco alla democrazia- colpire l'art. 18, i diritti, licenziare i lavoratori solo perchè iscritti alla Fiom, ricattarli agitando la crisi. La crisi, al contrario, è precisamente il prodotto dell'attacco al lavoro, è il prodotto e non la causa della assenza di un piano per rilanciare l'occupazione, la conoscenza e lo sviluppo.

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1 marzo 2012
Giovanilismo e femminismo nel PD

 

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Si dice spesso che bisogna dar spazio ai giovani, un po’ come alle donne, che per dare cioè un segno di rinnovamento bisogna dare posti di responsabilità a giovani e donne.
 
Mi sembra questo un inganno codino in entrambi i casi. Esistono anche donne più maschiliste dei maschi, più aggressive verso le altre donne, meno capaci di alcuni uomini di spirito collettivo e di solidarietà (tanto meno di sorellanza), più individualiste e competitive degli uomini, più dure e dunque meno “alternative” alla dominante cultura neoliberista del “mostro mite”, meno capaci di portare nel “pubblico” le caratteristiche e il valore della differenza del loro genere. Il fatto di essere donne non è dunque da solo un certificato di qualità! E tantomeno di qualità “femminista”, di adesione cioè alla elaborazione della “questione femminile” come questione nazionale dello sviluppo della democrazia in Italia. Per questo mi sfastidio quando mi dicono p. es. di votare una candidata perché donna, o quando si parla di numeri e percentuali e quote rosa, con uno sconcertante semplicismo che smaschera la logica personalista, nominalista, di potere e non di contenuto della proposta. Contano solo le cose che concretamente la donna in questione porta avanti,  di quelle però non si parla, come se anche noi fossimo affetti dal leaderismo, invece di essere alternativi a quella  cultura. Eppure siamo in mezzo ad una crisi che colpisce duramente le donne e se non ci occupiamo di questa ricaduta-e lasciamo l’incombenza al sindacato- le donne ci volteranno giustamente le spalle.
 
Nel caso poi dei giovani, mi sembra che oggi molti di loro (penso ad alcuni interventi che ho sentito ieri nella mia sezione, p. es.) siano pervasi spesso da una concezione “cinica” della politica come arte del compromesso e dai giochi di corridoio. Mancando di una formazione quale quella che  partiti un tempo legati alle masse popolari, calati nella concreta realtà dei problemi degli altri, poteva dare, (e la dava solo nel lavoro e nella lotta quotidiana per la gente e con la gente, non tanto  nei loft e nei convegni)  e inseriti invece in una realtà in tuttora difficile costruzione come quella del PD, hanno creduto di dover fare da soli, e hanno creduto spesso di capire che la politica non è ideali e donazione e spirito collettivo e  sacrificio, ma appunto compromesso a livello basso, vuoto di contenuto, attenzione al contingente e non ai tempi lunghi,  nonchè personalismo di potere.  Hanno creduto di capire che  la “questione morale” appartiene ad un passato perdente, e non è la questione della questioni nella politica in Italia. E sarebbe questo il rinnovamento? Soprattutto nel mezzo di una crisi drammatica che pone il problema (anch'esso non di competenza del solo sindacato) della precarietà del lavoro-e di conseguenza della cultura, della morale, della psicologia e di tutta la vita- al centro dei problemi e colpisce soprattutto i giovani e il loro senso del futuro, una crisi che rende necessario e urgente proporre a loro una speranza di cambiament o. Il rinnovamento passa solo per contenuti nuovi, a partire dalla sintesi di culture politiche già consolidate e proponendo  nuove alternative alla attuale realtà molto critica, passa per proposte di programma per il domani e non solo per la sopravvivenza dell’oggi,  il rinnovamento è difficile e concreto  e non si attua con un cambio generazionale, né nominale, ma solo con un cambio di teoria politica, e di azione conseguente e collettiva. I personalismi e i tatticismi ne sono dunque  la negazione, non l’input. Mi sembra questo il significato della espressione che i giovani non devono “scalciare”. Non devono scalciare, infatti, ma invece interrogarsi e contribuire  sulle modalità concrete del  rinnovamento. Altrimenti si ricade nella logica di quelli che Gramsci chiamava i “costruttori di soffitte”.
 
 
Sembra che la logica del “tirare a campare” e del “io speriamo che me la cavo” ci abbia infettato e reso difficile scorgere i segnali di una moderna barbarie, di un moderno totalitarismo che sta strisciando…
 

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11 novembre 2011
uscire dalla trappola

 

Dalla dittatura del "mostro mite" al tallone di ferro dei mercati finanziari..diceva H. Heine che "là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini" (prima si uccide la cultura, la scuola la ricerca e la coscienza collettiva, la capacità critica e di resistenza di un popolo e poi ...) e la storia insegna..(un po' di "pessimismo della ragione", non capisco cosa ci sia da stare allegri). Non è il popolo italiano che ha mandato via Berlusconi,sembra che i giochi siano in un altrove senza volto..
Perciò prima di festeggiare, sarà meglio chiarirsi sulla situazione concreta che andiamo ad affrontare. Perchè -anche senza Berlusconi -un governo agli ordini dei mercati finanziari che chieda lacrime e sangue agli italiani non sarebbe che una trappola per il centrosinistra (se il PD vi prendesse parte con Gelmini et al. Il suo consenso  sarebbe destinato a scomparire, e con lui scomparirebbe ogni speranza per l'Italia). L'unico modo per uscire da questa trappola sarebbe un appoggio esterno ad un governo tecnico, ma condizionato a ciò che tale governo farà, perchè un tale governo dovrebbe solo fare la riforma elettorale e la patrimoniale e poi dimettersi in quanto  non eletto, e lasciar  esprimere il popolo italiano
Scriveva Togliatti: I governi cosiddetti tecnici o amministrativi sono i peggiori governi politici che si possa immaginare. Il loro scopo è quello di fare il contrario di ciò che la sovranità popolare ha indicato, sono antipopolari e reazionari. (P.Togliatti)
Per questo i festeggiamenti, che pur condivido, ma non sento a fronte delle macerie che sono state fatte di tutto, mi fanno l'impressione angosciosa della spensieratezza che precede l'inferno (come in quel film di Sorrentino "this must be the place")...mi ricordano da un lato i festeggiamenti per la caduta del muro di Berlino (foriero degli attuali sviluppi, un'unica superpotenza senza più freni, un Impero planetario  guerrafondaio di plutocrati e disumano), dall'altro i festeggiamenti per la caduta di Mussolini il 25 luglio 1943 (foriero della tragedia della repubblica di Salò, l'invasione nazista, la guerra civile e una durissima lotta partigiana di liberazione), insommami preoccupano.  



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16 ottobre 2011
terraferma

 

Visto Terraferma di Crialese. Un bellissimo film, ricco e insieme semplice, vitale e insieme molto  duro.
 
 Se si candida all’Oscar porterà nel mondo- che già ci guarda esterrefatto- un’immagine dell’Italia  molto realista e veritiera, che spazza via da noi tutte le residue illusioni che possiamo ancora farci sul nostro paese.
 
E’ un film sull’immigrazione clandestina, sulla legge e sulla sua ingiustizia, e sulla naturale tensione umana alla giustizia e alla solidarietà.
 
E’ un film che mostra molto bene il grado di disumanità e razzismo che ci governa, la crudeltà a cui siamo ridotti - degna di un passato antisemita e folle che qui da noi non sembra per niente passato-,  la complicità e indifferenza e stupidità generale che ha preso piede nel costume e nella “cultura”, le contraddizioni tra diverse mentalità e valori (anche di generazione, anche tra Nord e Sud, d’Italia e anche del mondo, ma soprattutto tra modelli di vita) …e insieme e in contrasto mostra la bellezza del nostro Sud, la umanità dei pescatori siciliani che –come in Verga- si trovano di fronte a una miseria ancora maggiore della loro, che non si sentono parte della “terra ferma”, e  la solidarietà e la paura, e  il valore della vita, e  la paura e il coraggio, e le donne e la loro sorellanza, e la vitalità e infine la forza di coloro che obbediscono alla legge dell’uomo e della sua coscienza anche quando questa  legge è diversa da quella imposta dal potere. Davvero un bel film, che è cosa rara.

4 luglio 2011
...e urla la bufera

 

 
Hanno cominciato sparando sulla ricerca. Ora sparano sulla gente, la bellissima Val di Susa nel fumo dei lacrimogeni , violentata dalle forze dell’ “ordine”.
Sarebbe reato e violenza quello dei manifestanti no-tav? e la polizia allora, aggredire e torturare dei cittadini che manifestano pacificamente invece sarebbe  lecito in "democrazia?" cosa è cambiato da Bolzaneto e che fiducia si può avere nello Stato?
 
 
 ma di che stiamo parlando? Usare lacrimogeni con sostanze proibite dalle convenzioni internazionali, quello è lecito?
 
 
 
Se accadesse il Libia, o Medio Oriente o altri paesi grideremmo alla dittatura, qui invece siamo complici! di grandi opere inutili (la tav! o il ponte sullo stretto. Sarà per fare  quelle che ora ci bloccano anche le pensioni?) fatte contro la volontà della gente mentre settori strategici per la crescita del paese vengono soppressi allegramente (per evitare il controllo della ricerca pubblica, dell'istruzione di massa, per non investire in nuove tecnologie, per poter continuare ad intrallazzare)  Ora anche le rinnovabili verranno soppresse, e allora, che abbiamo fatto a fare un referendum contro il nucleare? E l’amianto, i siti inquinati da metalli pesanti e tossici , le scorie radioattive, il mercurio, le frodi alimentari, ah già, il libero mercato, mano libera agli industriali…sarà per questo che la ricerca pubblica viene soppressa, perchè già “la cultura non si mangia” altrimenti come si farebbe  a farci mangiare tutte queste dannose  porcherie se ci fossero dei controlli? E tutto questo non sarebbe reato, e sarebbe reato ribellarsi? No, invece, tocca al popolo dire qual'è il reato, perchè è vero, il vento sta cambiando, ed il vento è movimento, è libertà, è cambiamento, che sconvolge il "bene ordinato impero"..attenzione quindi a dove soffia il vento..”perchè di nuovo come un tempo sopra l’Italia intera fischia il vento e urla la bufera” e perchè anche la natura si ribella, non solo gli uomini e le donne.
Ed improvvisamente la depressione strisciante con cui sto lottando mi si svela come una collera muta, e cerco le parole contro questo moderno fascismo, contro questa moderna versione dell’alienazione dell’uomo. E finalmente capisco  perchè mi risuonava in testa il vecchio “i filosofi (et al.) hanno solamente interpretato il mondo, ora si tratta di cambiarlo” non di adattarvisi, di cambiarlo.
Sì come diceva un tempo  Concetto Marchesi “sono i tempi della collera muta” e forse come diceva Pavese “ci vuole una cura di silenzio”



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4 luglio 2011
vento di libertà..torna a fischiare il vento

 

Torno da una breve vacanza e trovo nelle mail una discussione  lunghissima  nel mio circolo sul manifesto della festa dell'Unità (quello del  vento che cambia e scompiglia la gonna di una ragazza) Io però stavolta penso, è questa lunga discussione che più del manifesto mi sembra inutile e  inopportuna (e .lo dico essendo anch’io e non da oggi femminista, p. es. adesso penso che se il “vento cambia” lo dobbiamo  solo ai  movimenti di massa, di base, e in primo luogo al movimento delle donne che appunto ha avviato il cambiamento con la mobilitazione del 13 febbraio) ..tuttavia  trovo inutile ed inconcludente tutta questa polemica sul manifesto, che in sé mi sembra “neutrale” , ossia non particolarmente colpevole di complicità con gli attacchi alla dignità della donna,e  nemmeno  particolarmente innovativo o intelligente, insomma né contro né in difesa delle donne, non dice nulla e pertanto  non mi dà alcun fastidio né suscita alcun interesse!
Ben altra cosa  è stato il dibattito delle donne a fronte del “velinismo” e della mercificazione del corpo femminile contrabbandata come libertà sessuale dai moderni paladini del libero mercato, ben altro è stato il ribadire che la libertà rivendicata dal femminismo non è appunto libertà di far mercato del suo corpo  ma è libertà della  donna come persona, nella sua identità completezza autonomia  e dignità non riducibili ad oggetto  sessuale in mano altrui, ben altro è stata la reazione di massa delle donne (e degli uomini) di fronte allo spettacolo penoso di corruzione e prostituzione che l’Italia appunto grazie al governo della destra neoliberista  stava dando al mondo. E le  donne PD invece di portare avanti questa elaborazione (su come il moderno liberismo aliena e mercifica la donna e l'uomo, oltre che la terra e l'ambiente, altro che libertà) devono perder tempo invece a polemizzare su uno stupido manifesto? Se è vero come penso ( e si è visto e si vedrà ancora, non solo il 13 febbraio) che le donne  (come sempre gli oppressi) riscattando sé stesse riscattano tutti, non è certo su piccole questioni come questa che ci dovremmo concentrare! ed anch'io poi come qualcuno  preferirei per la festa -visto che non sono più possibili i simboli che hanno accompagnato la nostra vita e tuttora la definiscono- comunque vorrei qualcosa che ci caratterizzi di più , che sia più impegnativo di un generico spot pubblicitario che utilizza una immgine femminile  sia pure "neutra".. 
p. es. il vento che volta e cambia le pagine della nostra Storia..ed è libertà di cui nessuno si può impadronire


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16 giugno 2011
La polvere del tempo e la nostra storia

 

Visto il film di Anghelopulos “La polvere del tempo”. Non l’ho trovato bello, semmai interessante e “moderno”. Solo a tratti vi ho rintracciato la poesia di Anghelopulos, nelle cose passate che “vanno e vengono con il vento”,  solo a tratti  per giunta frammentari e sconnessi, e per lo più segnati dalla nostalgia di una bellezza perduta, di un tempo che fu, e che ora sarebbe  ricoperto di polvere..Non mi piace il fatto (che risuona con una- anche mia- tentazione di tristezza “politica”) il fatto che dia  spazio senza riserve a una interpretazione della fine del Novecento (e del “socialismo reale”) come “fine della storia” (mentre io penso, come molti, che il senso di “fine della storia” sia un inganno proiettato dall’idea che il neoliberismo sia l’unica opzione possibile, questa sì distruttiva, dall’idea ingannevole che sia l’unico mondo possibile) e in questo senso il film è un film “apocalittico”, pieno di pessimismo esistenziale, disperato, sconnesso, pervaso da un senso di morte, dal senso di essere “polverizzati” (così come in regime neoliberista la società civile è effettivamente polverizzata e disgregata) e “spazzati via dalla storia”. E questa tristezza disperata non è come in altri film di Anghelopulos legata alla storia infelice della Grecia moderna (anche prima della attuale terribile crisi che sta attraversando) ma è una tristezza cosmica (i “domani non finiscono mai”), universale, come se non ci fosse alcuna speranza per il mondo, ma solo una sconsolata confusione (non so perché la “terza ala” dell’angelo nel film simboleggi la morte dell’utopia) come se il mondo fosse appunto alla fine, e come se la generazione che ha vissuto il novecento, con tutta la sua resistenza, i suoi valori e  sentimenti, la sua forza, la sua danza e la bellezza delle sue passioni, non avesse ora altro da consegnare ai giovani che questo senso appunto di morte e di suicidio.
Beh il film mi interpella e scatena quindi tutta la mia opposizione…occorrono infatti uomini e donne forti, anche per fare gli  artisti, i poeti, i registi, cos’ come gli scienziati, i rivoluzionari, i politici, occorrono persone forti  per comunicare le ragioni di una  speranza simile a quella dei pure tormentati tempi passati, del secolo breve, per comunicare i loro  valori e non la disperazione di alcune loro sconfitte, occorrono uomini e donne capaci di rintracciare anche nella crisi del mondo contemporaneo l’attualità di quei valori, capaci di aggionarne la lettura alla luce dei bisogni di oggi,  capaci di comunicare una speranza oltre ogni apparente rovina, occorre avere una visione forte ed unitaria, per comunicarne il senso di futuro, per dire che la cosiddetta “fine della storia” è invece l’inizio di una storia diversa e migliore…



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10 giugno 2011
I referendum: la posta in gioco

A conclusione di questa campagna dei referendum, e non sapendo ancora come andrà a finire, noto intanto comunque una boccata di ossigeno-nel clima asfissiante in cui ormai viviamo-che è venuta esclusivamente da due cose: prima di tutto  dallo slancio unitario di chi ha fatto il lavoro di propaganda, i comitati unitari per il si, la loro  presenza sul territorio al di là degli schieramenti di ciascun partito, e poi il fatto che sia proprio questo presentarsi unitario, e dunque un bisogno di democrazia diretta, ciò che sembra aver  trovato riscontro nella gente, sembra  questo il fattore  che convince e trova risposta. Come se ci fosse nella gente una richiesta di cambiamento, un bisogno anche di partecipazione e responsabilità, che teme però di sentirsi arginata-o strumentalizzata- da logiche di gestione, di piccolo potere, e che diffida dei partiti come se temesse di trovarvisi di fronte a un muro, ma che tuttavia è tutt'altro che qualunquista, tuttìaltro che indifferente o amorale. Uno slancio unitario vivo e appassionato e non il grigiore della burocrazia, uno sguardo sui grandi problemi e non il triste muoversi a rimorchio del contingente, dell'esistente, cercando (invano, ovviamente) di cavarne qualcosa...Ho ritrovato cioè la stessa unità nazionale e di popolo che si è vista nei risultati -da nord a Sud -delle recenti amministrative, ma anche  in tanti segnali precedenti, su cui mi piacerebbe riflettere, perchè vedo solo in questi il festeggiamento del 150 dell'unità d'Italia, in questi l'  inizio della fine dei particolarismi, delle divisioni, della Lega ecc

L'altra sera ascoltavo Landini (all'Infedele su La7) sui referendum. “Dobbiamo pensare al futuro. Dobbiamo ricominciare a pensare nel tempo lungo. E poi, io ho imparato da mio padre, che era un partigiano, che il voto è un diritto, e che va difeso”

 
 
 
e poi  ancora sul referendum sull'acqua pubblica "Siamo di fronte a un modello di sviluppo che non è in grado di reggere perché rischia non solo di finire l’acqua, ma di finire il pianeta per l’uso distorto della energia .. perché non tutto è riconducibile a merce,…dietro a questo referendum c’ è qualcosa che sta cambiando, è scattato il senso della la dignità delle persone, del loro lavoro, della loro partecipazione, il senso dei valori pubblici…"
 
 
 
 
 
 
 
Si assiste, è stato detto, al ritorno dei valori pubblici, del bene comune, alla fine (sperata: o meglio  all’inizio della fine?) dell'individualismo e del personalismo, dell'egoismo arraffone e cialtrone, e  al ritorno invece dei valori del lavoro ben fatto, della solidarietà, del senso di comunità, del senso civico, del senso del bene comune, a quella che è stata chiamata la rivoluzione della mitezza, un cambiamento cioè  nella cultura e negli atteggiamenti che costituirebbe una inversione di tendenza rispetto allo sciatto menefreghismo egoista arrogante e aggressivamente  predatorio di questi anni. Una rivoluzione della mitezza e gentilezza  (scriveva Brecht  "Noi che abbiamo voluto costruire nel mondo la gentilezza/ noi non si potè essere gentili") , a fronte della cialtroneria e della tronfia maleducazione e cultura dell'insulto a cui assistiamo,. Un  tentativo, a partire dall'esperienza di  tutti coloro che hanno voluto "costruire nel mondo la gentilezza",  di  "essere noi il cambiamento che vogliamo nel mondo" come diceva Gandhi.
 
Dunque la sfida di questi referendum, a partire dall'importanza della partecipazione al voto come conquista democratica da difendere e da conservare, è verificare se si confermano i barlumi di cambiamento culturale, di mentalità, intravisti quest’anno prima con le lotte degli studenti, insegnanti, ricercatori, precari,  per la scuola e l'università e la ricerca pubbliche, e con quelle di tutto il mondo della cultura, poi con quelle dei metalmeccanici per la dignità e i diritti attaccati del lavoro, poi con quelle delle donne per la loro dignità di persone a fronte del "velinismo", ed infine con la richiesta di amministratori giovani, puliti e non corrotti manifestata nelle elezioni alle provinciali di Milano, Napoli, Cagliari e tante città, oppure se non si confermano e si vuole tornare al grigio torpore e alla disgregazione civile e sociale in cui eravamo piombati.
 
Penso che sia questa la posta in gioco e l’importanza del referendum, che travalica e supera le contrapposizioni dei partiti, ma che riguarda proprio una cultura popolare che si sta riscattando (e che in tutti i casi che ho citato manifesta una grande unità di popolo e nazionale),  e che a partire dagli importantissimi temi specifici-l’acqua come bene di tutti, la legge uguale per tutti, un uso più attento dell’energia e delle risorse (perché al di là della pericolosità del nucleare e della scarsità voluta -voluta, perchè si è voluto "sparare sulla ricerca" bruciare e dilapidare strumenti e capacità- al di là della scarsità di competenze per lo smaltimento delle scorie, anche l’uranio- esattamente  come il petrolio e il carbone e come  tutte le materie prime primarie- non è disponibile all’ infinito ma è  anzi in esaurimento, e per questo avrebbe avuto  senso solo investire nella ricerca pubblica  , in particolare nella ricerca  sul recupero e sulle rinnovabili) – che a partire da questi temi sa guardare al futuro, e non più solo alla contingenza e l’utile del momento . Sa intravedere nel futuro la dignità delle persone, del lavoro, il rispetto dell'ambiente e il senso della partecipazione e della collettività
 
A me sembra appunto questa la posta in gioco...
 
 
 



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